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Mi fa vedere il biglietto indicando il numero due scritto sopra, accanto alla dicitura “Roma Termini – Spoleto”. Vuole sapere se ha azzeccato il vagone giusto, quello della Second Class. “Yes, it’s ok!” rispondo io, come se tutti i giorni comunicassi in inglese con i miei vicini di posto. In testa un casco di capelli ricci, un po’ castani, un po’ tendenti al grigio tortora, la barba incolta e ai piedi delle flip flop, allunga le gambe occupando anche il posto davanti al suo, e in parte anche davanti al mio. Mi fa vedere un foglietto con scritti dei nomi. Mi domanda come si pronuncia “Chiara”, se si dice “Ciara” o “Chiara”. Risolvo il suo dubbio con un “Chiara is ok!”. Sono una perfetta bilingue, non c’è che dire.
Mi dice che viene dall’Inghilterra, che in passato ha viaggiato molto, ma che non era mai stato in Italia e che il sogno della sua vita era proprio quello di poter fare un tour completo, isole comprese. Ha già visitato Firenze, Pisa, Roma e ora è la volta dell’Umbria, e di Perugia e Assisi in particolare. Sta viaggiando in maniera molto economica programmando delle visite day by day, e appunto sarà ospite di questa Chiara che non conosce di persona, perché è un’amica di un suo amico. O almeno è quello che credo di aver capito. Il mio perfetto bilinguismo, quando si va oltre al that’s ok, inizia un po’ a vacillare. Dice poi che la cosa che gli piace tanto dell’Italia is the food, he is crazy for italian food, especially pasta, especially cheese and pepper spaghetti. And more delicious food, carbonara pasta, pizza margherita but also white pizza with mortadella. And the ice cream. He likes all ice cream flavors.
Allora gli dico che io vengo dalle Marche (the region near Umbria which is on the Adriatic Sea) e gli suggerisco di fare un giro anche in this very beautiful region e di assaggiarne i prodotti locali. Gli chiedo se ha mai sentito parlare dei vincisgrassi (a typical lasagna). Passo ad enunciare altre specialità gastronomiche that are as finger food: olive all’ascolana (fried olives with meat inside) and crema fritta or cremini (small pieces of fried cream). Se ci si sposta verso il mare un piatto tipico è il brodetto di pesce (a very appetizing fish soup). Aggiungo inoltre che deve assolutamente assaggiare il ciauscolo (salami that you can spread on the bread). Mmmhhh… It’s very yummy!  Infine il dolce: a traditional sweet is the ciambellone (a large donout that you can eat for breakfast or as a snack in the afternoon).

E, insomma, non appena iniziamo a parlare di cibo, il linguaggio diventa automaticamente universale e comprensibilissimo. Lo vedo assumere un’espressione da acquolina in bocca che non necessita di traduzioni e intanto prende nota di ogni piatto nello stesso foglietto in cui aveva appuntato il nome Chiara, chiedendomi precisazioni su come si scrivono esattamente.
“V-i-n-c-i-s-g-r-a-s-s-i?”
“Yes, that’s right!”
Tutto felice, mi ringrazia per queste important informations.
“Grazie molte, grazie grazie mille!”

Dopodiché dalle tasche dei bermuda sfila un lettore mp3. E’ uno dei primissimi modelli usciti anni fa, quando appunto si iniziavano a vedere quei cosi minuscoli in cui dentro si poteva caricare della musica, e te li potevi mettere anche in tasca, mentre il lettore cd, quello no. “Dilegua, o notte! Tramontate, stelle! Tramontate, stelle! All’alba vincerò! Vinceròòòò….Vinceròòòò!!!” non posso fare a meno di sentire, visto il volume altissimo e gli auricolari che si trovano a pochi centimetri da me. Non ascolta musica con lo smartphone, ma il mio nuovo compagno di viaggio sa perfettamente cosa si intende per “condivisione di file musicali”. Abbandonate le note della Turandot, arriva l’ora dello studio. Da un dizionarietto sgualcito consulta delle parole nuove che ha previamente segnato su un’agenda. A Trevi mi domanda quante fermate mancano per Spoleto. “It’s the next one” gli rispondo, e scatta in piedi per riprendere tutto il suo equipaggiamento da viaggiatore on the road, posto sul ripiano portabagagli. Zaino in spalla, a Spoleto scende salutandomi e ringraziandomi di nuovo. “Not at all and have a good journey!” gli faccio io, sperando che abbia capito qualcosa nonostante la mia pronunciation.
Il treno si ferma per qualche minuto, il tempo di aspettare una coincidenza. Lo vedo entrare al bar della stazione per poi uscirne con una tazzina fumante in mano, mentre con l’altra mi saluta. Gli mando anche io un saluto dal finestrino, con la mano. Il treno riparte e il mio viaggio prosegue. Lascio il turista inglese sorseggiare soavemente il suo italian coffee, mentre da lontano lo intravedo ancora salutarmi, fin quando si tramuta in un puntino spettinato e vivace che agita giocosamente un braccio.