Caffè premonitori…ovvero quando diventare commessa potrebbe non essere una fiction.

caffe1.jpgE’ consuetudine che, prima di rientrare in studio per le incombenze pomeridiane, passi a prendere un caffè nel bar del corso. Questa pratica abitudinaria mi ha fatto entrare di diritto nella schiera di quelli de “il solito, grazie!”. E non è da tutti vedersi presentare con un semplice segno d’intesa e nel giro di pochi attimi un caffè macchiato caldo, con stratificazione superiore di cacao, possibilmente al vetro, direttamente al tavolo.
Occorrono giorni e giorni di pratica.
Ma c’è una categoria che a forza di colazioni, pause caffè ed aperitivi ha raggiunto un livello superiore al mio. Si tratta di ragazzotte più o meno mie coetanee, che sminigonnate, scollacciate e iperallampadate, oltrepassano la soglia del bar con la stessa falcata di una Naomi Campbel su una qualsiasi passerella di alta moda, e che si vedono riservare ogni giorno e nascosto dietro al bancone il loro croissant o sandwich favorito: esse sono le commesse.
Potrebbe cascare il mondo, ma esse le commesse avranno sempre il “trendystivale” abbinato alla “trendyborsa”.
Potrebbe scatenarsi un tornado, ma esse le commesse avranno sempre il capello pettinato al punto giusto.
Potrebbe venire giù il diluvio universale, ma esse le commesse avranno sempre in borsa l’ultimo mascara waterproof che, pensate un po’, “resiste persino ad una giornata di mare!”. Io avrei molto da imparare da esse le commesse, che tutti i giorni mi guardano impietosamente prendere il caffè da dietro ai loro begli occhiali a goccia, meditando nella loro testolina per quale motivo il jeans che porto oggi è lo stesso che indossavo ieri e pure l’altro ieri.
Ma esse le commesse ignorano una cosa. Sono all’oscuro che, è proprio nel rito dell’espresso pomeridiano, che ho avuto una premonizione, che però non ha nulla a che vedere con nessuna lettura di fondi del caffè. Non sanno che, se tutta questa storia della pratica e dell’esame, per una serie di circostanze sfavorevoli, non dovesse andare a buon fine, vi sarebbe un’elevata probabilità, dettata dalla mera esigenza di “automantenermi”, che possa entrare a far parte del loro team.
Esse le commesse sono avvertite. Che non si scandalizzino se mi dovessi presentare sul posto di lavoro senza la french manicure! Io in questi svariati mesi di pratica forense l’unica cosa che ho imparato a fare con le unghie è stata soltanto quella di rosicchiarmele, e considerate che non ho mai avuto il vizio…

3 Comments

  1. Già. Ho cominciato guardando gli impiegati allo sportello della banca. Successivamente sono passato ai tassisti. Oggi guardo con invidia pure i mendicanti.

  2. beh, a me mi snobba pure la donna delle pulizie che pagavo 7,50 euro l’ora (all black of course) per rassettare la mia casetta in assenza del Niglio praticante faccendiere, mentre io prendevo 5,00 euro + iva ad articolo (saldo a babbo morto)…e poi c’è chi dice che fare il giornalista è sempre meglio che lavorare…no words…

  3. @Duchesne
    Questo significa che dopo le commesse inizierò a provare invidia pure per le spazzine, o per meglio dire operatrici ecologiche, che incontro la mattina presto? Andiamo bene…

    @inpuntadipenna
    Tesoro, l’altro giorno a scuola forense ci hanno insegnato che fare l’avvocato ha una funzione sociale, al pari del giornalista, quindi guadagnare troppo andrebbe contro ogni principio di deontologia professionale…o anche semplicemente guadagnare…

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