Due anni, otto mesi e tre giorni dopo

Ed eccomi lì, seduta su quella sedia, la stessa identica sedia, posizionata nello stesso identico punto e nella stessa identica stanza, in cui mi trovavo più di due anni e mezzo fa.
L’unica cosa diversa è che all’epoca nella parete di destra c’era ancora il quadro raffigurante una natura morta: un acquerello con tonalità miste a grigio, nero, marrone, verde scuro, viola. Qualche tempo dopo fu rimosso e appeso nella stanza dei praticanti, cioè nella sala riunioni quando non ci sono riunioni.
Credo spaventasse i clienti.
Mi ricordo che fissavo i codici de Il Sole 24 Ore tutti allineati, ordinati e aggiornati, rossi quelli di penale e verdi quelli di civile, e ho pensato che a casa ne avevo uno di penale de Il Sole 24 Ore pure io, del 2002 però, e che in confronto a quelli era da considerarsi decisamente superato.
E i post-it color arancio. Che a me i post-it arancioni non sono mai piaciuti, e se una volta li ho comprati è stato solo per sbaglio, perché erano nel pacchetto da tre insieme a quelli gialli e verdi. C’è stato un periodo in cui i post-it arancioni mi infastidivano e cercavo di non guardarli. Ora sono del tutto indifferente ai post-it arancioni. Nel senso che non ho niente in contrario al colore arancione per un post-it, però, se posso, non li uso.
E poi mi ricordo che aperto, sopra la scrivania, c’era un fascicolo color verde acqua. Verde acqua, quindi solo recupero crediti. Invece azzurro è per quasi tutto il civile, grigio per il penale, giallo per l’amministrativo. Una categoria a sé è quella dei fascicoli rosa pallido, che sono per le separazioni e i divorzi. Di fascicoli rosa pallido ne ho visti sempre pochi. Non ho mai capito se fosse un bene o un male. Per ogni materia un colore diverso. Io ero appena una matricoletta in quello studio, e non lo sapevo che per esempio un decreto ingiuntivo andava dentro ad un fascicolo color verde acqua.
I colori, non so perché, ma in questo momento mi ricordo i colori di quel primo giorno.

Due anni e mezzo fa…
Due anni, otto mesi e tre giorni per l’esattezza.

Avevo il sorriso ingenuo di chi non ha mai passato almeno un’intera giornata all’interno di uno studio legale in veste di praticante. Smaniosa di sapere e di imparare tutto in fretta e possibilmente subito, ero tanto entusiasta quanto ignara di cosa significasse concretamente “fare la pratica forense”. Poi, tempo un mese, e ho avuto un quadro quasi completo.

Eccomi lì, come allora, indubbiamente un po’ più seria, forse un filino meno ingenua, o semplicemente è che adesso so cosa aspettarmi da chi.

Eccomi lì, con la voce ben impostata mentre osservo il mio interlocutore mettere la valigetta a posto. Lo guardo fisso negli occhi e ho l’aria di essere parecchio convinta di quello che sto facendo. A dire la verità non sembro nemmeno io, quella lì seduta su quella sedia, e ora che ci ripenso mi meraviglio di me stessa. Gli spiego le ragioni della mia decisione, e sono emotivamente preparata a replicare a qualsiasi eccezione avversaria.
In subordine posso comunque usare la mossa “contare fino a dieci per almeno dieci volte di seguito prima di dire una cosa di cui poi mi potrei pentire”.
Non l’ho dovuta usare.

Perché, in effetti, è stato molto più facile di quanto credessi, e si sono sentite anche frasi di circostanza quali “grazie per questi due anni e mezzo di collaborazione” e simili.
Ho pensato al reale significato di “collaboratore di studio” in riferimento ad un praticante avvocato e sono rimasta impassibile.
E’ seguita una chiacchierata su praticantato, esame avvocato, difficoltà dei primi anni di professione, e “se ti serve qualcosa, per esempio i libri, se devi studiare per l’orale, passa pure, ecc. ecc.”.
E per un brevissimo momento, tipo un minuto e ventisei secondi, L’Uomo Con La Valigetta mi è sembrato che non avesse alcuna valigetta.

Poi ci sono stati i saluti di tutti gli altri, frasi dette con voce bassa e abbracci e occhi lucidi.
E non me l’aspettavo, ecco.

Qualcuno ha cercato pure di sdrammatizzare.

“Ma che stai a di’, non è vero che vai via, dai che ci vediamo domani.”
“No, guarda che è vero.”
“Ma noooooo, non è vero.”
“Ti dico che invece è vero… vado via definitivamente.”
“Ma no, tu domani stai qua.”
“Ok, allora adesso facciamo finta che domani torno. Ciao… a domani…”

Il giovedì mattina mi è sembrato un bel giorno per lasciare lo studio. Era da inizio settimana che rimandavo e alla fine ho pensato che sì, il giovedì poteva andare bene.
Di giovedì mattina non si respira l’indolenza del lunedì, nessuno è preso dalla frenesia del “presto che ho tre udienze” del martedì o del mercoledì, e ancora non tira quell’aria smaniosa da fine settimana che ci può essere invece in un venerdì qualsiasi.
E giovedì è stato.

Sono certa di aver fatto la scelta più opportuna e adeguata a questo periodo. Tempo fa ho scritto su un foglio bianco, preso dalla fotocopiatrice, “perché accantonare l’idea di proseguire la pratica forense” e di seguito un elenco di tutti i pro e i contro.
Alla fine i pro sono stati di gran lunga maggiori e molto più influenti dei contro.

Solo che ieri, una volta tornata a casa, quando ho controllato la posta elettronica, c’era la solita circolare infrasettimanale dell’ordine degli avvocati e mi è sembrato di avvertire un impercettibile segnale di cedimento.
Una specie di groppo in gola che è stato lì per tutto il pomeriggio e fino a sera.

Oggi va molto meglio, sia ben chiaro.
E, nonostante tutti i “ma sei davvero sicura?!?”, so di aver fatto la cosa giusta.

4 Comments

  1. Hai fatto la cosa giusta. Ora non aver paura di trovare la tua strada anche se va tutta da un’altra parte. Io ti sarò sempre a fianco. Comunque.

  2. @Pape
    E già… ora l’importante è capire quale strada prendere. E’ un periodo un po’ così, questo… ma continuo ad essere fiduciosa…

  3. Ma fammi capire…hai avuto i risultati degli scritti?
    Comunque, seondo me hai fatto benissimo. Sono una sostenitrice del volontariato, ma a vantaggio di poveri cristi, non di ricchi avvocati (o professori, se è per questo..)
    In bocca al lupo :))

  4. @Antaress
    E crepi il lupo! No, non è per via dei risultati degli scritti. Quelli ancora non sono usciti.
    E’ che a conti fatti ho capito che non valeva più la pena rimanere.
    In bocca al lupo anche a te!

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