Cinque anni più qualche mese fa sono venuta ad abitare in questa casa già ammobiliata alle porte di Roma, quella dalla quale ora sto scrivendo. Oltre ai mobili, c’erano anche un sacco di altre cose ad aspettarmi qui, in questo bilocale soppalcato. Erano tutte elencate in ordine alfabetico in una dettagliatissima lista allegata al contratto d’affitto e sottoscritta in calce da locatore e conduttore. Dal soggiorno con angolo cottura fino alla zona notte e passando per il bagno, ogni oggetto facente parte integrante dell’appartamento era sinteticamente descritto, catalogato in base al grado di obsolescenza e deterioramento, e poi inventariato. N. 12 posate con manico rosso; n. 6 piatti fondi bianchi; una caffettiera da tre; una tazza verde; una tazza gialla; un apribottiglie; n. 2 caraffe in vetro; un frullatore; una lavatrice con carico verticale; n. 2 abat-jour ecc. ecc.
Trovare delle cose già al loro posto ha facilitato un trasloco che non è stato solo un mero spostamento da un luogo ad un altro, ma anche un significativo cambiamento di abitudini e di ritmi. È stato in quel periodo, in quello immediatamente successivo al trasferimento, che ho capito quanto fosse gratificante e divertente sperimentare nuovi piatti, che probabilmente in altre condizioni non avrei mai provato a cucinare. E sempre in quello stesso periodo, ho imparato a riprodurre i sapori di una cucina ubicata a circa trecento chilometri di distanza e a quattro ore di treno.
E poi sono arrivata ai dolci. E sapete che vi dico? Una cosa molto ovvia, ma la dico lo stesso, e cioè che sfornare torte e biscotti ha davvero un notevole potere confortante. Dei cookies al cioccolato non sono soltanto un comfort food da sgranocchiare voracemente uno dopo l’altro, ma anche sporcarsi le mani con burro e farina nel prepararli può in alcuni momenti essere di grande conforto.

Solo che per fare dolci si richiede un’accurata precisione nel dosare gli ingredienti. Precisione che si può ottenere solo con una bilancia. Bilancia che non era nell’elenco di cui sopra.
Ed è stato proprio nel post-trasloco che ho imparato a fare quello che secondo me è il più classico tra i dolci da forno, ovvero il ciambellone. Per ovviare alla mancanza di una bilancia ho usato la tecnica del vasetto di yogurt come dosatore. C’è chi la chiama torta dei sette vasetti, chi lo definisce un plumcake perché a base di yogurt. A me ricorda molto la tradizionale e soffice ciambella della nonna. Il procedimento è molto semplice, diciamo ad un livello principianti, ma il risultato è di grande soddisfazione, per chi è alle prime armi con i dolci. Il ciambellone allo yogurt nel mio caso è stata la spinta per provarne degli altri un po’ più elaborati, dopo essermi previamente munita di una bilancia per alimenti.

Ecco, allora, come faccio il ciambellone.

Ingredienti (per uno stampo da 24 cm)

  • un vasetto di yogurt intero da 115 g (senza pezzetti di frutta e del gusto che preferite, io ne ho usato uno all’albicocca)
  • 2 vasetti di zucchero di canna
  • 2 vasetti di farina tipo “00”
  • un vasetto di fecola di patate
  • ½ vasetto di latte
  • ½ vasetto di olio EVO
  • 2 uova
  • una bustina di lievito vanigliato
  • un pizzico di sale

ingredienti ciambellone

Operazioni preparatorie
Imburrate e infarinate lo stampo.
Accendete il forno a 180 °C.
Svuotate il vasetto, trasferendo lo yogurt in un contenitore o in una tazza. Lavate poi il vasetto in maniera tale da avere subito pronto il vostro barattolino dosatore.
barattolino dosatore

Procedimento
Montate le uova con lo zucchero. Aggiungete la farina tipo “00” e la fecola di patate setacciandole. Aggiungete il lievito vanigliato, anch’esso setacciandolo. Se non avete un setaccio per dolci, usate un colino a maglia fine. Questo il risultato che otterrete.

procedimento

A questo punto mettete tutti gli altri ingredienti: lo yogurt, il latte, l’olio e il sale.
Amalgamate il composto, versatelo nello stampo e infornate a 180°C per circa 50 minuti. Il tempo di cottura varia a seconda del tipo di forno. Io ho un forno esterno della capacità di 26 litri, che ci mette un po’ a cuocere. Facendo la prova stecchino, l’ho sfornato dopo 60 minuti.

ciambellone allo yogurt

A cosa accompagnarlo
Io l’ho fatto in un pomeriggio primaverile molto piovoso. A quel punto una tazza di tè caldo con una fetta di ciambellone fragrante ci stava tutta. (Attenzione però, non fate come me, non siate frettolosi e aspettate prima di affettarlo, altrimenti rischiate di sbriciolarlo. Fatelo prima raffreddare bene e poi tagliatelo.)
ciambellone appena sfornato

Secondo il mio modesto parere la mattina è il momento della giornata in cui questo dolce esplica al meglio la sua funzione. Ha una consistenza morbida e porosa che lo rende perfetto per la zuppetta nel caffellatte. Qui a casa siamo in due e il ciambellone allo yogurt dura mediamente il tempo di tre colazioni, tanto per dire.

ciambellone a colazione