Facebook per Fasi

E’ stato a metà agosto che sono caduta nella rete. Il giorno sedici agosto per l’esattezza, di sabato pomeriggio, intorno alle cinque mi sembra. C’era il sole ma non faceva eccessivamente caldo, in sottofondo Rai2 riproponeva un’intervista a qualche olimpionico, e io avevo appena aperto un barattolino Sammontana gusto vaniglia che avevo messo a sciogliere accanto al pc.
Mi sono iscritta per un motivo banale, che un po’ mi vergogno a confessare. In pratica non volevo gettare le basi per un’assidua attività di socializzazione, fine principale di chi entra a far parte di una comunità come quella di Facebook. Io mi sono iscritta soltanto per giocare a Word Challenge, che è appunto una delle applicazioni di Facebook. Si tratta di un giochino a tempo che consiste nel comporre parole con sei lettere a caso, una via di mezzo tra i due classici Scarabeo e Paroliere.
Ma alla fine il mio ingresso nel Faccialibro non si è esaurito con quel passatempo sfizioso nel quale peraltro mi ero incaponita pure troppo. Colta dal dilagare del fenomeno e da un minimo di curiosità, sono rimasta ad osservare, così, tanto per vedere l’effetto che faceva essere parte della tanto discussa ed osannata comunità virtuale.
Dopo tre mesi e mezzo di osservazione, credo che l’attività di un faccialibrista medio, quale sono io e penso molti altri, si possa graduare in alcune fasi che di seguito ho provato a delineare.
A titolo prettamente esemplificativo ho dato all’utente medio di Facebook un nome generico: Tizio.

Fase 1
Lo stadio prenatale, ovvero Ma Tizio, com’è che non sei ancora iscritto a Facebook? Cioè, sei proprio out!

E’ la fase in cui non si ha ancora un account su Facebook, e quindi per la community non si è venuti ad esistenza. E’ il momento decisionale, forse il più importante, perché è proprio l’approccio che il faccialibrista in fase prenatale ha con la rete virtuale a condizionare la sua futura presenza nel Faccialibro.
In sintesi, di solito uno meno è convinto di registrarsi e più, una volta registratosi, si lascerà trascinare dalla corrente. E’ un fenomeno statisticamente appurato. Non sempre è così, ovvio che ci sono anche delle eccezioni, rare ma ci sono.

Fase 2
La scoperta, ovvero Benvenuto su Facebook, caro Tizio!

In questa fase il neofita di Facebook cerca di capirne il funzionamento, vaga con fare interrogativo tra home page, bacheca, profilo ed è incerto su come muoversi. Ad esempio nelle informazioni generali non sa cosa mettere alla voce in cerca di. Se inserire solo “amicizia” o il più minuzioso “amici in rete”. La scelta è ardua, ma dopo attenta analisi, e rimanendo ancora nel dubbio, deciderà di inserire entrambe le opzioni.
Il neonato faccialibrista emette i suoi primi vagiti inviando timide richieste di amicizia. Con un certo imbarazzo gli arrivano e-mail di notifica in cui gli si comunica che è stato taggato, chiedendosi principalmente cosa significhi essere taggato, se è una cosa che fa male, se è contagiosa, se è lecita. Dopo poco tempo, inizia anche lui a ricevere commenti sulla sua bacheca a cui impara a controbattere con fulminei botta e risposta. Nonostante sia un debuttante, si sente già a proprio agio nella community e, più che motivato a rimanervi, apprende in fretta, inizia ad inserire elementi, foto, video, note, ecc. ecc.. Si iscrive a gruppi, fan club e tutto soddisfatto incomincia a dare un tocco personale alla propria pagina.

Fase 3
Il ritrovarsi, ovvero Ma ciao Tizio, anche tu su Facebook!

E’ la fase più romantica, a mio avviso. Quella in cui si incontrano amici di infanzia; compagni di scuola di cui avevi perso le tracce e che stenti a riconoscere; un amichetto dell’asilo con cui una volta hai diviso una crostatina del Mulino Bianco, ora sposato e con prole; una compagna di corso da cui avevi comprato dei preziosissimi appunti sbobinati di diritto comunitario; la cassiera del Punto SMA sottocasa; una ex collega che resistette tre mesi prima di cancellarsi dal registro praticanti; l’idraulico che ieri ti ha revisionato la caldaia; un laureato in legge con 110 e lode, venuto da Cosenza, vicino di banchetto ad uno concorso agenzia delle entrate.
Tutti diventano amici di tutti. Il rischio è che ad esempio lo diventi anche il compagno di scuola Caio che non potevi soffrire e lì, nonostante un passato tra voi burrascoso, emoticon col sorriso si sprecano, ora è tutta acqua passata perché Caio, pensa un po’, è diventato tuo amico su Facebook, e il rancore è cancellato, hai la sua bella foto con faccina sorridente a rimpolpare il numero dei tuoi amici. Perché attenzione: su Facebook vige una consuetudine secondo la quale a contare sembrerebbe proprio essere la mera quantità di amici che si riesce ad accumulare.
Essendo uno strumento per intrecciare reti sociali, regola fondamentale è quindi approvare tutte le richieste di amicizia. Regola che io ho infranto praticamente da subito. Mi domando se posso accettare richieste di amicizia da parte di amici di amici, gente a me totalmente sconosciuta. Io non lo so, ci devo pensare, sono timida, ancora non ti conosco, non è per diffidenza, caro futuro amico, ma non lo so mica se voglio inserirti tra i miei amici. Intanto le richieste di amicizia in attesa di approvazione si stanno accumulando, ed io sto convincendomi di essere una faccialibrista ancora poco addomesticata.

Fase 4
L’aggiornamento continuo del proprio stato, ovvero Tizio oggi ha mangiato un etto e mezzo di spaghetti vongole, calamari e cozze; Tizio saluta e fa ciao ciao con la manina a tutti i faccialibristi; Tizio ha caldo; Tizio ha freddo; Tizio ancora non lo sa se ha caldo o ha freddo però intanto lo scrive, in via preventiva.

E’ il momento in cui una buona cerchia di amici è stata formata e si partecipa in maniera attiva alla comunità virtuale. Forse è anche la fase più stimolante. Ora ci si può abbandonare tranquillamente alla socializzazione più sfrenata. Dai propri aggiornamenti di stato (ai quali anche io non mi sottraggo) derivano commenti, e dai commenti altri commenti e così via. Insomma si chiacchiera, si interagisce, si fa un po’ di baldoria. In sostanza, è un sistema spassoso per passare qualche minuto libero, per ironizzare su qualcosa che ci è capitato. Se si vuole, pure un mezzo per ricevere suggerimenti utili a domande, dare consigli, instaurare discussioni alle volte costruttive, ma anche (e soprattutto) credo un modo per sentirsi meno soli.

Fase 5 (eventuale)
La dipendenza, ovvero Devo immediatamente andare a caricare le foto della serata appena trascorsa e taggarle e poi aggiornare il mio stato che sono tre ore che non sbuco nel Faccialibro e controllare quante richieste di amicizia mi sono pervenute in nottata.

Questo è uno stadio molto avanzato, a cui di solito il faccialibrista medio non approda quasi mai. E Tizio e molti dei suoi amici spesso si fermano tutti insieme alla Fase 4.
E’ la fase dei più esperti, di chi ha raggiunto la soglia dei mille amici. Ne fa parte il c.d. Faccialibrista Avanzato, altrimenti chiamato anche Faccialibrista Compulsivo, a seconda dei punti di vista.
Occorre ottima dimestichezza nelle pubbliche relazioni per arrivare a questo stadio, fare gli auguri di compleanno a tutti ma proprio tutti, sì anche ai famosi amici di amici sopraccitati. Il faccialibrista stadio 5 è il pesce grosso della rete, nella quale sguazza allegramente come se lì ci fosse nato e cresciuto. Bisogna ammettere che nella sua rete riesce a destreggiarsi in maniera impeccabile. Più che essere uno che partecipa attivamente, è proprio uno che crea, per il quale Facebook può diventare uno strumento di lavoro a tutti gli effetti. Un efficace mezzo per dar vita a gruppi, segnalare e far circolare velocemente notizie di eventi, convegni, incontri, e per proporre e far conoscere le sue iniziative.

Quello che ora mi chiedo, è se esiste una ulteriore fase successiva a questa. Io non lo so, sono la persona meno adatta a fornire una risposta appropriata, o forse anche semplicemente una risposta.
Al momento mi viene in mente un mio amico che tempo fa, appena registratosi, scrisse sul proprio stato: esordisce con prudenza. Ho sorriso ritrovandolo lì e quella frase, accanto alla foto del suo faccione, mi ha fatto pensare a quelle targhette magnetiche con l’immagine di San Cristoforo, la fotina dei famigliari, e scritte sul genere “guida con prudenza” o “non correre”, che negli anni settanta venivano attaccate sui cruscotti delle macchine.
Ecco, credo sia proprio questa la giusta intonazione da dare al Faccialibro: esordire, ma non solo, anche proseguire con prudenza!

5 Comments

  1. … e a quanti punti sei su Word Challenge 🙂 ?

  2. Tesoro mio, come ben sai io sono giò oltre l’ultimo stadio…e su Word Challenge svetto con 21.770 punti conquistati senza ruberie digitali!!! 😉

  3. Mauro, sono a quota 11.893… l’ho un po’ lasciato da parte, ma col giusto impegno e il dovuto esercizio penso che potrei fare di meglio 😉

    Pape, ma è perchè tu sei sempre oltre! Qualche residuo di faccialibrite compulsiva… ehm, volevo dire avanzata, però ti è rimasto. T’ho visto, ti sei appena taggato in due foto, non puoi negarlo 😉
    Ruberie digitali? Ti riferisci forse a qualcuno magicamente arrivato a oltre i 100.000 punti? Che ci vuoi fare, se si arriva a bluffare pure con word challenge significa che siamo proprio alla frutta…

  4. scusate, io propongo il mio onesto 36mila e rotti … ma vi dico solo che nella classifica dei miei “amici” faccialibrici il primo ha totalizzato circa 890mila punti … e ho detto tutto!
    ps: ma come si fa a rubare a word challenge? cioè, intendo sia moralmente, sia però anche praticamente … 🙂

  5. Mauro, complimenti per il punteggio!
    Tecnicamente, su you tube, digitando anche soltanto word challenge come chiave di ricerca, compaiono dei video dimostrativi su come si potrebbe rubare.
    Moralmente, invece, non ti so dire come si fa…

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