buonferragosto

È arrivato Ferragosto in città. Non tutti se ne sono accorti, perché è arrivato in punta di piedi e senza creare troppo scompiglio. Se ne sta pacatamente nascosto tra i vicoli, un po’ in disparte, in un angoletto ad osservare cosa succede in questa festa sotto il solleone, un innocuo giorno rosso sul calendario che sta mestamente a ricordare che siamo a metà agosto e che anche questa estate prima o poi finirà.

Ferragosto è un parente stretto del Capodanno. Te lo ritrovi lì, dopo otto mesi e mezzo. La colonnina di mercurio nel frattempo si è alzata di svariati gradi centigradi, ma per il resto non ci sono differenze di sorta. I fuochi d’artificio a mezzanotte non mancano. E anche le domande nei giorni che li precedono sono pressoché simili. Se nei mesi invernali il quesito di rito è  Che fai a Capodanno?, con la bella stagione, dato che ci si sposta più di frequente, la domanda implica necessariamente una migrazione e si esplica in un Dove vai a Ferragosto? con una risposta che a volte può essere del seguente tenore: “Ma niente, rimango in città, io Ferragosto lo aspetto qui a casa”.

Ci sono alcuni segnali che lasciano chiaramente intendere che Ferragosto è arrivato. Fenomeni insoliti che si verificano solo il 15 di agosto a partire dal mattino e che si prolungano fino a serata inoltrata.
Innanzitutto, il silenzio. Non sembra nemmeno di essere in un centro abitato. A Ferragosto la città si trasferisce temporaneamente in campagna. Pochissime automobili transitano lungo le strade e in sottofondo solo il frinire delle cicale. In lontananza una televisione accesa sul canale delle televendite, lo scalpiccio dell’inquilino del terzo piano, gli squilli  prolungati di un telefono fisso (mi sa tanto che in quell’appartamento sono andata tutti via), una porta che sbatte, il rumore arrugginito della saracinesca del bar che terrà chiuso per tutto il pomeriggio. Per il resto a Ferragosto la città rimane taciturna, pronta a riprendere fiato, per il rientro di tutti i suoi abitanti dalle ferie.
C’è da dire che, pur restando in città, con l’avvento di tablet e smartphone, si può tranquillamente partecipare al Ferragosto dei propri amici, parenti, contatti, following, seguiti ecc. ecc.. Basta uno “scatta e condividi” e già dalla tarda mattinata sul web impazzano foto di acque cristalline, gente alle prese con i gavettoni, party in piscina, paesaggi verdeggianti fotografati al termine di un’escursione in montagna.
A ore pasti Ferragosto si veste da hashtag per ritrovarsi taggato su tavolate riccamente imbandite a festa: linguine allo scoglio e fritturine miste; insalate capresi e pollo in umido coi peperoni; cocomerate in spiaggia e cocktail con l’ombrellino ma anche merende tirolesi a base di speck e Apfelstrudel.
Chi rimane in città osserva quelle foto, comodamente disteso sul divano, ventilatore acceso in modalità rotazione alla velocità 3, dedicando a quegli album lo stesso lasso di tempo di un Mi piace e un click per chiudere la pagina. Un’insalata di riso, sapientemente preparata la sera prima, lo sta aspettando. È parcheggiata in frigo dentro un contenitore ermetico per alimenti, proprio accanto a del prosciutto e melone*, così oggi non ci sono padelle da spadellare e piatti da lavare. E in quanto a scorta di gelati, il congelatore non ha nulla da invidiare a quello di un bar. A Ferragosto se si sta a casa è vietato cucinare. È una regola imprescindibile che non ammette alcuna deroga.

Ferragosto, quando arriva in città, non si ferma solo alle piazze (semivuote) o alle strade (semideserte), ma si sposta fino alla stazione ferroviaria. Va a trovare quei pochi viaggiatori in partenza. La sala d’aspetto, solitamente colma di pendolari, a Ferragosto vanta giusto qualche gruppo di ragazzi, di quelli con zaino e sacco a pelo in spalla. Ferragosto li saluta e augura loro buon viaggio, rassicurandoli che lungo il tragitto su quel regionale veloce non incontreranno la ressa dei giorni precedenti, e sicuramente un posto a sedere lo troveranno.

Questo è ciò che succede quando Ferragosto arriva in città. O almeno è quello che ho notato io, tutte le volte che ho avuto la possibilità di passarlo a casa. Nulla di eclatante, se ci pensate. Ma al tempo stesso qualcosa che ha dell’incredibile. Accade solo una volta l’anno, questo fenomeno del Ferragosto cittadino. Piano piano, a partire da domani ci sarà la prima ondata del controesodo, e quando i vacanzieri di ritorno avranno mezzo ripopolato il quartiere, Ferragosto se ne sarà già andato via, con lo stesso passo felpato con cui ventiquattr’ore prima era arrivato. E allora, un po’ come se mi trovassi in una località di villeggiatura, voglio inviargli un saluto di quelli da cartolina: Tanti saluti da casa, caro Ferragosto!!! P.S. Grazie per questa giornata!

*Sì, in pratica a Ferragosto, accade quest’altro evento a cui non si riesce ancora a dare una spiegazione razionale: si apre il frigorifero e ci si trova immersi negli anni Ottanta. Manca solo la Viennetta come dessert e il menù retrò è servito.