Giorni da concorso

Stamattina, mentre la moka era sul fuoco e aspettavo di bere il primo caffè della giornata, ho guardato fuori dalla finestra e, nella luce fioca dell’alba, il tetto del caseggiato vicino è apparso tutto bianco, ma di un bianco luccicante. Mi sono stropicciata gli occhi e ho osservato più attentamente: no, non era neve. Stanotte qua c’è stata una gelata da paura.
Il che, essendo proprio in prossimità dei c.d. giorni della merla, non è poi un evento così insolito.
E mentre facevo riscaldare una nastrina nel tostapane (stamattina me la sono presa molto comoda) pensavo a questa storia dei giorni della merla, che mi ricordavano qualcosa, ma non riuscivo ad associarli ad un fatto o ad una situazione in particolare.
I dilemmi delle sette e cinque di mattina a volte possono essere davvero insidiosi, soprattutto quando hai un treno alle sette e quarantadue e devi finire di prepararti.

Scossa dal bip del cellulare completamente scarico, sono corsa in camera, ho preso il caricabatterie, e nella fretta il telefonino è caduto a terra, facendo finire la batteria sotto al letto. Ed è stato proprio nel riassemblare i due pezzi che ho avuto l’illuminazione: “Ma certo… i giorni della merla e quel concorso all’Agenzia delle Entrate!”.
Già, perché al concorso A/E, il cellulare te lo fanno mettere sopra il banco con la batteria staccata. Cioè, magari uno potrebbe avere in borsa un arsenale di cellulari con tanto di batteria ben inserita e funzionante, però l’essenziale è che tu esponga sul banco un cellulare con batteria disinserita.
E in quella mattina di fine gennaio di due anni fa, seduta accanto a me, sull’uno barrato che avevo preso per recarmi alla sede del concorso, c’era una signora. Una signora infagottata dalla testa ai piedi e in vena di chiacchiere. Una signora che per tutto il tragitto non aveva fatto altro che lamentarsi di quanto fosse freddo, e che la colpa era solo da attribuire ai giorni della merla, per l’appunto.

E credo si possa facilmente immaginare quale effetto possono provocare queste lamentele su una persona che si sta accingendo ad affrontare un test di cento domande a risposta multipla, per il quale ha pure studiato, e su cui ha fatto anche parecchio affidamento per il suo futuro professionale.

Ad ogni modo, ogni volta che mi sono ritrovata a partecipare ad un concorso, penso al clima polare di quei giorni della merla, e pure all’ultima selezione scritta ci ho pensato, anche se era il tredici di luglio.

Stamattina, ero un’altra volta lì sull’uno barrato, che mi dirigevo in Tribunale, però.
E ho pensato a quella praticante ancora alle prime armi che aveva trovato in un concorso l’unica àncora di salvezza da quel periodaccio che stava attraversando. Qualsiasi cosa sarebbe stata un’alternativa migliore al praticantato, anche studiare sette materie per un concorso con quaranta posti in palio e quei tremila partecipanti o giù di lì.
E per un attimo obliterando il biglietto ho pure sorriso. Alle otto e cinquantuno e, ripeto, mentre andavo in Tribunale, io ho sorriso. Non è da me. Davvero, non è da me.

1 Comment

  1. Pensa che qui a Pavia ieri si moriva dal caldo, tutti in giro senza cappotto…incredibile! E tutti i vecchietti sul bus a dire che non si sono mai visti dei giorni della merla così, e non ci sono più le mezze stagioni…

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