Avere trentotto e mezzo di febbre quasi trentanove ad aprile era una eventualità che non avevo mai preso seriamente in considerazione.
E’ curioso avere la febbre ad aprile, perché te ne puoi stare a ciondolare in terrazza senza preoccuparti minimamente di prendere freddo. Che poi non è un fatto così straordinario, ma tre giorni fa, dopo essere resuscitata dalle coperte, avevo più o meno questa sensazione qui.
La cosa, forse un po’ spiacevole, dell’avere la febbre ad aprile è il prendersela proprio il ventiquattro e sera. Con la conseguenza che un ipotetico programma che era stato fatto per il ponte se ne va completamente in fumo.
Perché, per quanto si possa sperare che una Tachipirina, una sudata e dieci ore di sonno riescano a farla scendere ad un dignitoso trentasette o almeno ad un trentasette e due, in realtà questo però non succede. Cioè, io ci avevo veramente sperato, ma ora ho la certezza che no, non succede.

E passare tre giorni in casa facendo la spola tra letto, bagno, divano, cucina dentro ad un pigiama infeltrito di pile celeste, dormendo davanti alla televisione accesa per poi svegliarsi al suono di call me… don’t be afraid, you can call me… maybe it’s late, but just call me… e il faccione di Gattuso che ti fissa, non è esattamente quello che avevo prospettato per il fine settimana.
Così stamattina, mentre impersonavo alla perfezione la parte di quella che fa finta di stare a scuola forense e invece rimane a casa con un manuale di procedura civile aperto davanti agli occhi e la testa altrove, ho fatto una lunga serie di pensieri megalomani, e tra questi vi era anche il progetto di un prolungamento del ponte fino a… tipo il 5-6 maggio.
Ecco, e non escludo che questo prolungamento possa essere effettivamente attuato.