La Febbre del Praticante

E’ un venerdì mattina di quelli che appena sveglia, intravedendo alcuni raggi di sole attraverso le persiane, già mi prefiguro una magnifica giornata. E fantastico pure sul fine settimana.

Vorrei alzarmi subito dal letto, ma un lieve intorpidimento mi blocca.
Infatti sento come se mi facessero male tutte le ossa… un indolenzimento generale dalla testa ai piedi.
Magari è solo un’impressione momentanea.
Penso che non saranno una raffica di starnuti, un naso che cola e una gola in fiamme a trattenermi sotto al piumone.

Io non posso e non voglio ammalarmi il fine settimana.

Ora però ci si mettono pure i brividi e la testa pesante.
“Ma no… questa non è febbre… sicuramente dopo colazione starò meglio.”

Bevo un caffellatte senza riuscire a percepirne il minimo sapore e deglutendo a fatica.
Trangugio un’aspirina convinta di aver trovato la soluzione a tutti i miei mali, dimenticando che sono tre giorni che vado avanti ad aspirine.

Decido che una doccia bollente può farmi solo che bene.
Finita la doccia, il bagno è invaso da un’immensa nuvola di vapore. Non riesco a vedere ad un palmo dal naso. Forse l’acqua era un po’ troppo bollente.

Stretta nell’accappatoio e a braccia conserte, rimango qualche minuto seduta ai bordi della vasca, con la testa appoggiata al muro.
Ancora brividi.
Sono certa che passeranno una volta che mi sarò vestita.

Mi infilo un maglione a collo alto.
Non è un granché come maglione, ma almeno sono sicura che non ci sentirò tutti questi brividi.
Passo velocemente una mano sullo specchio appannato.
Guardo come mi sta il maglione e sistemo il risvolto del collo.

Mi avvicino allo specchio che, al solito, rivela tutto: una faccia pallida pallida e due occhiaie tendenti al grigio.
Provo ad eliminare quest’aria finto-malaticcia.
Mi armo di fondotinta, correttore e fard… tanto fard.
Ok, forse ne ho messo un po’ troppo. Prendo un dischetto di cotone e do una ritoccata.

Mi infilo il cappotto ripetendomi “sembra febbre ma non è febbre… non è febbre …non è febbre…”. E non è una delle mie solite tecniche di autoconvincimento, è soltanto quel vizio, che ultimamente ho, di negare l’evidenza.

Esco di casa e l’aria fresca mi dà una rinvigorita. Sento che inizio a stare già meglio.
Appena metto piede in studio mi informano che Alessia, la segretaria, è rimasta a casa perché si è presa l’influenza.
Ma non fa niente. Per fortuna che ci sono io che sto benissimo.

Dopo un’ora prendo atto che il venerdì mattina il telefono squilla in continuazione.
“Do, l’avvocato dod è in sdudio sdamadd etciùùù…”
Ogni tanto mi alzo e mi avvicino per qualche istante al termosifone. E non è mica perché ho i brividi. E’ solo per vedere fuori dalla finestra questa magnifica giornata di sole.
Però da quando sono arrivata non mi sono ancora tolta il cappotto.

E non me lo tolgo nemmeno nel pomeriggio.

Ritornata a casa, per mero scrupolo precauzionale, mi metto il termometro sottobraccio e dopo cinque minuti controllo di quanto è salita la colonnina di mercurio.
Ok… vado un po’ a riposare.
Dormo ininterrottamente per dodici ore di fila.

E’ sabato pomeriggio e ho visto tutto il giorno raggi di sole filtrare attraverso le persiane.
Li ho visti anche affievolirsi, verso il tramonto, mentre ero sotto le coperte.

La sera a cena, la verità si palesa tutta davanti ad un brodo di pollo.
E’ che io devo finirla di negare l’evidenza: mi sono semplicemente presa la Febbre del Praticante.
Più insidiosa di un cielo nuvoloso in un giorno d’estate in cui te ne puoi finalmente andare al mare.
Più puntuale e perentoria dello scadere di un termine processuale.
Di solito viene a farti visita nelle festività, nei prefestivi, nei fine settimana.
Soprattutto se hai in mente qualche bel programmino.
Ma pure se non hai da fare qualcosa di particolare, lei, la Febbre, non esita a farti una visitina.
Non esistono medicinali per curare la Febbre del Praticante.
Basta lasciar passare il fine settimana.
E aspettare che arrivi lunedì.

3 Comments

  1. Ma povera!!!Che io sappia però la Febbre del Praticante è una bestia insidiosa che si prolunga ben oltre il weekend, e che si cura con un’astensione dalla frequentazione di luoghi legati alla pratica forense di almeno 3-5 giorni, che si conclude necessariamente con una salutare sessione di un paio d’ore di massaggio/shopping, a seconda delle preferenze 😉
    Guarisci presto (ma non farlo sapere all’avvocato ;>)

  2. @Antaress
    Quella è una variante della Febbre del Praticante che ho avuto più volte all’inizio del praticantato.
    Ma da Praticante Senior, quale sono ora, ci sono un minimo di incombenze (a parte rispondere al telefono quando la segretaria non c’è) a cui purtroppo questa settimana non mi posso sottrarre. Uff… in ogni caso una sessione di shopping, con gli sconti arrivati fino al 70%, non me la faccio scappare di sicuro…

  3. dopo 5 anni di pratica, esame, ed attività professionale ho capito che la febbriciattola che appare e scompare in momenti topici e’ soltanto una forma di autodifesa contro l’avvocatura (e gli optional relativi: tribunale, cancellerie ecc…) che il nostro organismo tira fuori al momento giusto…coraggio, d’ora in avanti puo’ andare solamente peggio 😉

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  1. Ricadute | Che ore sono? - [...] che cosa succede a non riguardarsi dai postumi di una comune febbriciattola. Che ci si sveglia, dopo una nottata…

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