L’estate sta finendo. O forse non è mai iniziata davvero del tutto. Quello a cui abbiamo assistito in questo 2014 probabilmente è stato solo un tentativo di stagione estiva. Una via di mezzo tra una primavera inoltrata e una timida estate. La prova inconfutabile che le mezze stagioni ancora esistono. Nel suo essere stata un’estate atipica, un po’ come si fa con quelle bacheche in sughero che si appendono al muro, ho voluto appuntare  alcuni delle immagini che più l’hanno rappresentata. Ogni immagine è stato etichettata in una sua categoria, per un totale di sei categorie.

1) LA PAROLA

villeggiatura

Ho notato che villeggiatura è una parola caduta un po’ in disuso. Cioè, credo di averla sentita l’ultima volta in uno di quei documentari sull’estate degli italiani negli anni Sessanta. Vorrei, allora, riappropriarmi di questo vocabolo, rimetterlo in uso e approfittarne per dire che quest’anno anche io ho fatto della villeggiatura, di tipo marittimo e per un arco temporale di due settimane. Unico cruccio: la pioggia, che ci ha accompagnato per buona parte del tempo. Non è stata propriamente una villeggiatura di quelle da lettino prendisole/granite rinfrescanti/passeggiate sul bagnasciuga/letture sotto l’ombrellone. Che poi, causa vento persistente, l’ombrellone è stato spesso tenuto chiuso. Però è stata l’occasione in cui esultare per delle piccole cose. Ad esempio per degli incerti raggi di sole, che al quinto giorno di villeggiatura e di pioggia non-stop, si sono fiocamente manifestati nel tardo pomeriggio. E allora tutti in spiaggia, per la nostra prima giornata di mare, anche se ormai sono le sei di sera.

2) IL CIBO

fusillipomodoro

A dispetto del maltempo, ora che siamo a Settembre, penso comunque alla suddetta villeggiatura con un po’ di nostalgia. Perché è stata una vacanza di quelle in cui ci si ritrova a fare le stesse cose che si fanno nel quotidiano, ma con uno spirito tranquillo e di svago. Ad esempio, io ho cucinato. Ho spadellato quasi ogni giorno. Se in ogni ciurma che si rispetti ogni componente ha un ruolo ben preciso, il mio è stato proprio quello di cuciniera, o altrimenti detta “colei che si è occupata del vitto sperando di preparare qualcosa che fosse mangiabile”. I miei menù erano comunque basati su piatti molto semplici. Penne con pomodoro e basilico, spaghettate col tonno e insalatone hanno fatto da padrone. Cose semplicissime ma di grande appagamento. Se poi vedi i tuoi commensali fare la scarpetta, anche dopo due porzioni di pasta, allora significa che alla fine qualcosa di commestibile sei riuscita a metterlo a tavola. Uhm, o forse significa soltanto che avevano molta molta fame.

3) IL TORMENTONE

temporaleimminente

Anche se il tempo è grigio in spiaggia si sta lo stesso. Perché, ok che il cielo è coperto, ma tra il passaggio di una nuvola e l’altra qualche raggio di sole può anche filtrare. Magari si rimane col copricostume e la giacca di jeans addosso. Ma se si è venuti per stare al mare, non ci si deve arrendere, e se lo stabilimento è aperto si va comunque in spiaggia. Non è solo un mio modo di pensare, ma anche quello di molti altri che si sono ritrovati a prenotare una vacanza o una casa in affitto proprio per la seconda metà di giugno. Insomma, tutta questa premessa per dire che dalla radio locale, a cui lo stabilimento balneare si sintonizzava, provenivano costantemente le note di una canzone dei Beach Boys, e il tormentone in questione è Wouldn’t It Be Nice. Faceva da sottofondo alla pubblicità di una pizzeria. Credo che la mandassero mediamente venti volte al giorno. A quella pizzeria non sono mai andata, ma la canzone è entrata di diritto nella mia playlist canzoni estate 2014. Anche se non c’azzecca molto col testo, ogni volta che l’ascolto penso ad un imminente temporale e a noi bagnanti che corriamo a ripararci sotto la tettoia del bar.

4) IL LUOGO

Collagecalcata

Non avevo mai sentito parlare di Calcata fino a quando un giorno, facendo zapping, capito proprio in un servizio su questo piccolo borgo medievale arroccato su una montagna di tufo, in provincia di Viterbo. E mi ha incuriosito subito l’idea di andare a visitare un luogo un tempo noto come il paese degli hippie. Calcata è stata la meta di una gita giornaliera inaspettata, di quelle che non programmi e si decidono la mattina dopo colazione.
“Allora oggi andiamo a Calcata!”
“Sì, e vai!!!”
Una giornata spensierata in un posto in cui, udite udite, in alcuni punti (anzi in molti punti) non prende il telefonino. E per qualche ora è sembrato davvero di fare un viaggio spazio temporale di almeno quindici anni. Scherzi a parte, Calcata è stata davvero una piacevole sorpresa. La si gira a piedi in pochissimo tempo e ci si può rifocillare in uno dei vari ristorantini a conduzione familiare presenti tra le viuzze da cui all’ora di pranzo (io sono arrivata verso mezzogiorno) si diffondono odori di cucina casereccia ai quali non è facile resistere. Ho compiuto questa mini fuga a Calcata in un’assolata domenica d’agosto, e mi piacerebbe tornarci in autunno, quando credo che per atmosfera, luci e colori, il luogo dovrebbe dare il meglio di sé.

5) L’OGGETTO

ereader

Nella mia prima estate da lettrice digitale, l’oggetto simbolo, quello che mi ha seguito un po’ dappertutto, non poteva che essere il lettore di e-book. Partire per le vacanze con un e-reader significa avere il grande vantaggio di poter mettere in valigia, tra infradito e creme solari, un’intera biblioteca o qualcosa come “I magnifici 7 capolavori della letteratura americana” senza nessun problema di peso e spazio. Anche io, come tanti, sono un’appassionata di tutto ciò che è carta, del profumo che emana, della sensazione di ruvido o liscio che si ha nel toccarla e di tutte quelle fissazioni e manie riguardanti la fisicità di un libro. Ma con un lettore digitale puoi portarti dietro i tuoi autori preferiti senza che questi stiano stretti in borsetta e, aspetto di non secondaria importanza, in alcuni casi il prezzo degli e-book è drasticamente inferiore rispetto ai corrispettivi cartacei.

6) IL CAPO D’ABBIGLIAMENTO (o l’accessorio o qualsiasi altra cosa che volente o nolente dovrò riporre nelle scatole del cambio di stagione)

gonnaarighe

A seguito di un’incursione al mercato nei primi giorni di saldi, sono riuscita ad accaparrarmi una gonnellona di quelle lunghe fino alle caviglie, che non fosse di una seriosa e piatta tinta unita. E’ a righe bianche su uno sfondo blu scuro. Non so se il navy look è un trend di questa stagione. Posso comunque affermare che è stata davvero comoda e versatile, e facendo gli opportuni cambi di scarpe e accessori l’ho messa sia di giorno che nei dopocena. Con molta probabilità ho contravvenuto a quella basilare regola fashionista secondo cui il vestito dovrebbe abbinarsi all’occasione e al luogo, in quanto io questa gonna, dallo stile prettamente marinaresco, l’ho indossata un po’ ovunque. Però devo dire che è stato insolitamente bello portarsi un po’ di mare in campagna e in città.

E voi, l’avete composta una bacheca della vostra estate? Se volete, rispondete con un commento, oppure se avete un blog potete anche scrivere un post apposito. Potete usare le mie stesse categorie oppure proporne delle altre. Intanto, buona continuazione di questi ultimissimi scampoli d’estate!