scadenziario_web_001.jpgUna delle principali cose che ho avuto modo di constatare sin dai primissimi giorni di praticantato è stato quanto fosse importante, se non vitale, ai fini dell’esercizio dell’azione processuale e della sua prosecuzione, il rispetto dei termini. Aprivo fascicoli e, stupita dalla vista di tutti quegli incartamenti, vedevo il concetto della certezza del diritto prendere forma per mezzo di lettere interruttive della prescrizione, note di iscrizione a ruolo, comparse di costituzione, memorie ex art. 183 c.p.c. e tutti gli altri atti che vanno a scandire e a rimpolpare un qualsiasi tipo di processo che arrivi fino alla sentenza.
Comprendevo, così, che la distinzione tra termini legali e giudiziali, dilatori ed acceleratori, perentori ed ordinatori così ben schematizzata dal manuale di diritto processuale civile era puramente convenzionale: in tutti i casi la stesura e il deposito dell’atto doveva comunque essere portata a termine… costasse quel che costasse. Il sistema delle preclusioni, uno degli argomenti più temuti in sede d’esame, a livello pratico, invece, diventava una cosa da nulla. Il concetto di prescrizione, insomma, entrava inesorabilmente a far parte nella mia vita da praticante, e con esso tutte le ansie da inerzia nell’esercizio del diritto.
C’è solo una cosa che a distanza di quasi due anni non ho ancora ben capito: possibile che gli atti in scadenza si debbano per forza accumulare tutti in prossimità delle vacanze? E’ per caso scritto in qualche parte del codice che mi è sfuggita di leggere? O magari si tratta di una disposizione di attuazione di cui ignoro l’esistenza, vero? Oppure è forse intervenuta la Cassazione che ha stabilito che periodo adibito agli atti in scadenza è solo ed esclusivamente la seconda metà di luglio. No… così, tanto per sapere…