Che ore sono?

E’ sempre l’ora giusta per…

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Luglio

Luglio 24th, 2008 by simona
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Credo che luglio sia il mese ideale per provare a mettere a posto questa specie di scompiglio interiore che mi sono voluta creare da sola. Faccio i conti con me stessa e ho un bel daffare in questi giorni. Con la testa in subbuglio e i pensieri tutti ingarbugliati, continuo imperturbabile a sognare un po’ ad occhi aperti e un po’ ad occhi chiusi. In entrambi i casi rimango sempre con i piedi ben piantati per terra.
Del resto siamo a luglio e non vedo cos’altro dovrei fare.
Luglio è così, un mese nel quale inizi a fare cose per evitare che un giorno finisca col chiederti chissà come sarebbe andata se le avessi fatte. E dopo che le hai fatte, ti senti inaspettatamente leggera leggera, quasi a posto. Luglio è un po’ più speciale degli altri mesi, e non è un caso che sia stato messo lì, proprio dopo giugno e aspettando che arrivi agosto. Va vissuto alla giornata, come ti si presenta davanti, dove tutto e niente può succedere, sospeso tra le righe, e senza particolari aspettative, nel quale è anche concesso fermarsi per più di un attimo, trattenere il respiro, e vedere cosa potrebbe capitare se si volesse provare a rimettere ordine intorno a sé.
Di luglio ogni tanto bisognerebbe ricordarsi anche in autunno inoltrato, quando tre miseri gradi sopra lo zero sembrano volerti raffreddare la mente e il corpo, inizia a fare buio presto, e incominci a temere pure il Natale. Allora, in quei momenti, bisognerebbe ricordarsi che ci potrebbe anche essere un luglio da qualche parte. Magari non sta ad aspettarti in un punto preciso, e tu non riesci nemmeno a vederlo, eppure sai che c’è, e questa è già una gran cosa.
Però luglio a volte può anche essere lievemente malinconico, ma se riesci a capire che quello è uno stato che fa parte del gioco, se riesci a capirlo veramente, allora diventa più facile persino continuare ad elargire sorrisi. Sorridere sempre, perché è così che si fa ed è così che deve essere, o almeno credo.
Io luglio lo vedo come uno di quei venti tenui e appena percettibili, che entrano timidamente da una finestra socchiusa proprio lì dietro a te, e muovono piano piano le tende, nell’esatto istante in cui avresti bisogno di un accenno d’aria fresca. Un vento che sembra quasi sfiorarti la schiena, in silenzio e senza tante pretese.
E penso che in fondo sì, in fondo e innegabilmente, sia proprio questo il buono di luglio.

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Massime comprese tra 28 e 32 gradi

Luglio 10th, 2008 by simona
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L’altra sera al telegiornale di una tv locale dicevano che lungo le spiagge dell’Adriatico il lettino ha ormai soppiantato la sedia a sdraio. Lo scoop è stato accompagnato da aneddoti di bagnini nostalgici e da interviste ai bagnanti sul perché preferire il lettino alla sdraio; quali sono i lati positivi del lettino rispetto alla sdraio e quali i negativi; ma lei quante ore passa sul lettino; suo marito ha scelto la sdraio, e perché lei no; ma non crede che, ad esempio per leggere il giornale, la sdraio sia molto più comoda del lettino. Ha fatto seguito il servizio sui saldi, in particolare sull’acquisto del costume. E lì altra notiziona. “L’imperativo è sceglierlo di moda, senza rinunciare agli accessori giusti.”

Io non mi sono ancora presa niente ai saldi, nemmeno che so una magliettina o una gonnellina svolazzante al ginocchio da mettere una sola volta e da dimenticare nell’armadio, insieme a tutte le altre gonne comprate in tempi di saldi e indossate una sola volta. Però forse un paio di sandaletti rossi di vernice me li comprerò. Li ho visti la settimana scorsa e di quel tipo erano rimasti diversi trentasette. Domani ci vado. Spero di trovarli ancora.

Intanto Ilary Blasi mi vuol convincere ad attivare la Summer Card. Se ne va in giro con un fumetto recante la scritta “bla bla bla” e penso che potrebbe anche essere divertente avere ognuno una nuvoletta con scritto qualcosa. Ogni giorno una frase diversa, nella quale condensare il proprio pensiero di quella giornata, senza dover fornire tante spiegazioni. Una frase secca e basta, e andare avanti per tutto il giorno solo con quella.

Hanno già mandato in onda gli unici due film che, pur non avendo mai registrato, conosco praticamente quasi a memoria.
Ero un’adolescente piuttosto timida e prendevo nota di tutto.
In questo momento ricordo alla rinfusa espressioni del tipo:

“E tu per attaccare discorso sei sempre così banale?”

“Perché è una festa? Io vedo tutti che non sono contenti, anche tu hai la faccia triste… Devi imparare a socialize…”

“Pizza fredda e birra calda. Tutto alla rovescia. Come nella vita.”

Non è che mi siano stati poi di così grande aiuto questi film.
Però ci ho sempre fatto sopra dei gran bei sogni.

Bevo quotidianamente almeno un litro e mezzo di tè freddo al limone. Considerando che lo preparo con tre bustine per ogni litro, allora prendo in media quattro tè al giorno, quasi cinque. Sarà per questo che poi la notte faccio fatica ad addormentarmi? Forse dovrei riconsiderare le dosi, o bere semplicemente acqua fresca, oppure provare col tè verde. Ma sarà ugualmente dissetante? No, è che non vado matta per il tè verde, ecco.

Ieri sera l’Oregon Scientific sul comodino segnava 31,3 gradi. Ora 29,3. Eh sì, che si nota la differenza.
Dicono che nei prossimi giorni arriverà una leggera brezza di maestrale.
Ne avrei proprio bisogno.

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Beni immateriali di prima necessità

Luglio 3rd, 2008 by simona
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Mi guardo intorno, cerco delle vie di fuga e vedo che non ce ne sono da nessuna parte.
Non sono in grado di trovarle.
Tutto il giorno mantengo alta la soglia di attenzione, provo a non abbassare la guardia, ma ancora non riesco a scoprire dove potrebbero nascondersi.
Allora compilo la lista delle cose da portare con me, che mi potrebbero tornare utili nel caso in cui riuscissi a trovare almeno una via di fuga. Si tratta per lo più di beni di prima necessità, cose che vorrei già da ora, prima di mettere in pratica qualsiasi piano di evasione.

Ad esempio vorrei non dovermi perdere sempre in giustificazioni inutili. Vorrei imparare a non accontentarmi, almeno per stavolta. Vorrei dei buoni tappi per le orecchie e all’occorrenza riuscire a portarli con disinvoltura. Vorrei ritornare a fissare la luna con gli stessi occhi incantati di quando la osservavo da bambina. Vorrei provare per almeno tre giorni a settimana a non sentirmi in torto. Vorrei essere lasciata libera di sognare in pace. Vorrei ingenuamente che non esistessero i periodacci. I periodacci, quelli che vanno e vengono, non dovrebbero esserci né per me, né per chi sento vicino e a cui voglio davvero bene. Vorrei trovare il coraggio di fare almeno un paio di cose. Vorrei imparare a dire “ecchissenefrega!” ed essere capace di pronunciarlo senza provare il minimo senso di colpa. Vorrei fregarmene altamente anche dei sensi di colpa. Vorrei capire quando è il caso di lasciarsi scivolare gli eventi addosso e quando no. Vorrei riuscire a fare cose sconsiderate, ma sempre con giudizio.

Ma più di ogni altra cosa vorrei un abbraccio. Un abbraccio stretto stretto, che mi faccia smettere di scrivere liste idiote come queste. Un abbraccio che mi culli un po’ e nel quale addormentarmi senza pensieri. Adesso.

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In un venerdì pomeriggio di inizio estate

Giugno 25th, 2008 by simona
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Avrei dovuto assumere un atteggiamento maturo e responsabile, lo so.
Dicevo che sarei stata pronta anche ad una bocciatura, ma a quanto pare no, non ero pronta.
Che poi mi ero immaginata di vedere i risultati direttamente pubblicati on-line, così qualunque sarebbe stato l’esito sarei stata in ogni caso da sola, in camera mia. E l’avrei preferito.
Ma venerdì pomeriggio mi trovavo per caso nelle vicinanze della corte d’appello, i risultati tardavano ad uscire, e io davvero non ho resistito. Ho avuto la malaugurata idea di entrare, capitando nel momento esatto in cui le liste degli ammessi all’orale venivano appese in bacheca.
Il mio nome non c’era. Ho guardato bene, ho scorso tutti i cognomi con la mia iniziale, ho controllato meglio l’intero elenco, ma niente, non era tra quelli.

Ora, voi provate per un attimo ad immaginare quale può essere la reazione di un praticante moderatamente emotivo che attende questi risultati dalla metà di dicembre.

C’era chi piangeva di gioia, chi si abbracciava, chi esultava, chi ripeteva stupefatto “non ci posso credere… non ci posso credere… non ci posso credere”, chi telefonava al mondo intero.

Io ho telefonato ad una mia amica per dirle che l’aveva passato.

E inevitabilmente qualche lacrima l’ho versata. L’ho fatto sommessamente e senza dare spettacolo. E’ stato, diciamo, non tanto un pianto stizzoso, quanto un pianto liberatorio, ecco, mettiamola così, un pianto che con ogni probabilità mi sarei fatta anche se l’avessi passato.

Lo so che in fondo è soltanto uno stramaledettissimo esame e che ci sono cose peggiori dell’essere bocciati ad un esame. Però, questo è un esame particolare. Si aspettano i risultati per almeno sei mesi, e sei mesi sono lunghi da passare. In tutto questo tempo si fanno le più svariate supposizioni, programmi del tipo “se passo lo scritto, allora…”, si prova a continuare la pratica forense riducendola in alcuni casi ad una mera attività di volontariato, si abbandonano determinati progetti proprio in vista di un potenziale periodo più o meno lungo da passare sui libri, ci si chiede se anziché studiare per un orale incerto valga invece la pena prepararsi per questo o quel concorso. A volte ci si sente frustrati e insoddisfatti, altre rassegnati, si alternano periodi di totale disinteresse verso l’esame e la professione, ad altri in cui si è speranzosi di aver passato lo scritto. Altre volte si pensa all’atto, alla prova del terzo giorno, a quella comparsa di risposta, che non si sa se sono state fatte delle imprecisioni, chissà.
Poi arriva la metà di aprile. Si dà un’occhiata al calendario. Ci si rende conto che rispetto alla mole di studio il tempo rimasto è poco, e la cosa più conveniente da fare da lì a giugno è obbligarsi a studiare, fiduciosi che nella lista degli ammessi all’orale ci sia anche il proprio nome. E tutti i pensieri che erano stati fatti fino a quel momento vengono messi definitivamente da parte, come fossero cancellati.

E’ proprio la percezione di aver perso inutilmente parecchio tempo la conseguenza spiacevole di quest’esame.
Ed è una sensazione che fa sentire ancora più amareggiati, rispetto alla bocciatura in sé.

Alla fine di tutto, comunque, venerdì pomeriggio, di ritorno a casa, mentre ero sul treno delle 16.28, lo stesso che prendevo ogni lunedì dopo scuola forense, con la testa appoggiata al finestrino e il sole che batteva in fronte, è accaduto un fatto straordinario.
E’ stato lì, in quei pochi istanti, in un venerdì pomeriggio di inizio estate, che mi è venuta in mente una cosa così manifestamente ovvia, che mi domando come non abbia fatto a pensarci prima.
Presumibilmente perché ero troppo impegnata a scegliere quali manuali usare, se dare la preferenza solo alle edizioni Simone, o se scegliere quelli della Giuffrè, magari per ecclesiastico e internazionale privato.
Dopo tanto tempo che non succedeva, ho avvertito la preponderante necessità di evitare di complicarmi le cose, essendo in realtà già così semplici. E ho preso seriamente in considerazione la prospettiva di farla facile.
Quindi per questo giro ho deciso di farla facile.
Credo che questa bocciatura non sia venuta a caso, che forse dovrei considerarla un punto di partenza per iniziare ragionevolmente a valutare l’opportunità di altre strade.
E’ una banalità assoluta, questa, me ne rendo conto. Ma per il momento è un pensiero che mi fa stare meglio.

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Stanotte va così.

Giugno 20th, 2008 by simona
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Niente, non è andata.
Va tutto bene.
E’ solo che ora non mi va tanto di parlarne.

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Forse, domani.

Giugno 19th, 2008 by simona
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Domani non potrò essere a casa per l’intera giornata. Da un lato è meglio, così eviterò di stare incollata al sito della corte d’appello a cliccare “ricarica pagina corrente” ogni cinque minuti.
Quindi non so se riuscirò a dare notizie in tempo reale.
E’ che oramai sembra sia questione di ore.
Dopo giorni e giorni, mancano finalmente poche ore.
Sono sei mesi che mi chiedo come sarei stata la sera prima di sapere l’esito di quest’esame qui, sì proprio quello.
Ebbene non sono né agitata, né preoccupata, né ansiosa.
Ok, forse un po’ ansiosa, sì.
Comunque mi sento anche molto sollevata. Al momento, indipendentemente da quale sarà l’esito, mi sento sollevata che quest’attesa forzata sia arrivata ad una sua conclusione.
Ecco, poi domani si vedrà.

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L’aspettativa

Giugno 8th, 2008 by simona
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Sta continuando a piovere. Non si tratta dei forti temporali di due settimane fa, ma di una pioggerellina alternata a rari sprazzi di sole, che va avanti dispettosamente da tre giorni.
Tutta quest’acqua sta facendo preoccupare mia nonna. Teme per le sue albicocche. Stamattina sono andata a trovarla. Si è messa a scrutare il cielo e, sfoggiando con la stessa disinvoltura una vestaglia azzurra con dei disegni geometrici blu e l’aria di chi a ottantotto anni la sa lunga in fatto di pioggia e albicocche, alla fine ha deliberato: “No, se va avanti così, quest’anno le albicocche non saranno buone quanto quelle della stagione passata. No… no… quest’anno le albicocche mi sa che saranno cattive”. Poi ne ha presa tra le mani una ancora verde e, corrugando la fronte, ha fatto cenno di no con la testa, come a voler ribadire il suo incontestabile parere.
Ho pensato “ecco un ulteriore motivo per detestare questo tempo”. Perché l’albicocca è il frutto estivo che preferisco, ancora più del melone e della pesca-noce, che quando fa molto caldo a pranzo mi potrei saziare anche solo con qualche albicocca.
Albicocche, a questo punto mi sembra abbastanza evidente quanto abbia fame di albicocche da questa mattina.
Probabilmente quando le albicocche saranno mature si sarà in parte risolta anche tutta questa situazione di aspettativa ed incertezza. Ho telefonato in corte d’appello e dicono “sicuramente non prima del quindici”. Dal quindici o giù di lì mangerò albicocche succose e proverò a dare un senso ad alcune cose. Sto iniziando già da ora. Credo sia un buon segno.

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Perfettamente incostante

Giugno 5th, 2008 by simona
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Ora che sono spesso a casa, almeno una volta al giorno mi dedico ad un’attività che, da diverso tempo a questa parte, mi procura una notevole soddisfazione personale: fare un po’ di sana e costruttiva autocritica. E’ un esercizio che di solito compio a metà pomeriggio, dopo aver preso un caffè preparato con una moka da due che verso tutto in un’unica tazzina più grande delle altre, e prima di bofonchiare, alla vista del compendio di tributario, che anche oggi non sì è concluso praticamente niente.
Il risultato di tutta questa autocritica è che “sì, in affetti non sono mai stata tanto indolente e pigra quanto in queste giornate”. E non mi piaccio quando sono così. Non mi piaccio affatto. Nel senso che essere indolente e pigra non corrisponde per niente all’immagine che vorrei avere di me stessa. Ma anche guardandomi allo specchio finisco irrimediabilmente col trovarmi davanti a qualcosa di indolente e pigro. Prendiamo i capelli, ad esempio. Ho questo taglio scalato da tempo immemorabile. Due mesi fa li ho fatti spuntare un po’ più del solito e mi è sembrato di aver fatto un passo da gigante. Un passo da gigante di soli cinque centimetri, per l’esattezza. Quando un giorno mi vedrete postare una foto di me con i capelli almeno ad altezza delle spalle sarà segno che qualcosa è inesorabilmente cambiato.
Da alcune mattine tutta questa indolenza va a scontrarsi con una betoniera in funzione proprio sotto la finestra della mia camera. Puntualmente, tra le sei e trenta e le sette, vengo svegliata dal fragore di questo attrezzo, che dovrebbe servire alla costruzione di una palazzina a pochi metri da casa. Ogni volta, appena sveglia, mi rigiro tra le lenzuola, metto la testa sotto al cuscino e provo a riprendere sonno, ma succede sempre che dopo dieci minuti sia costretta ad alzarmi. Per tutta la giornata i muratori lavorano a pieno ritmo, li vedo prendere misure con quei metri snodati in legno, segnare righe su mattoni con matitoni rossi, trasportare pesanti sacchi di cemento e spostarsi agili da un ponteggio all’altro. Se non fosse per il rumore della betoniera e di qualche esclamazione approssimativamente del seguente tenore “oooh, insomma, quelle lì, da tre centimetri e mezzo le devi fa’!”, direi che sono dei muratori parecchio silenziosi. Non fanno una mossa, stanno chini su quegli assi e fin quando non hanno finito di innalzare il muro che devono innalzare non si schiodano dalle impalcature.
Li osservo e penso che ultimamente sono così incostante in quello che faccio, che da loro avrei solo da imparare.
Incostante, ecco come sono, incostante in ogni cosa che faccio. Però lo sono in una maniera, direi, quasi perfetta, e credo sia la prima volta che rasento la perfezione in qualcosa di cui io sono l’unica responsabile. In tutta questa indolenza e pigrizia, ho raggiunto senza il minimo sforzo, un primato personale di cui potrei anche iniziare a compiacermi. Ho deciso che voglio permettermi il lusso di continuare ad essere smisuratamente incostante ancora per un po’. Solo ancora per un po’.

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Sono qui

Maggio 28th, 2008 by simona
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Pare che la connessione ad internet sia stata ripristinata.
Siccome so che con quelli del 187 bisogna insistere io ho insistito. E ho fatto… ehm… svariate telefonate, tutte quelle che si sono rivelate necessarie affinché un utente Telecom possa vedersi aggiudicato il diritto a ricevere una reale assistenza tecnica. Ad ogni modo, ora posso affermare con certezza che i call-centeristi del turno di notte sono molto più disponibili rispetto a quelli che lavorano alle quattro di un giovedì pomeriggio qualsiasi, tanto per fare un esempio.

E’ andata a finire che ieri mi hanno chiamato dall’Ufficio Tecnico avvertendo che entro un paio di giorni mi avrebbero mandato uno dei loro tecnici a casa.
E, nemmeno un’ora dopo, il suddetto tecnico era qui che cercava di risolvere il guasto, dovuto ad un errore 678, maneggiando tra pc, modem e un cavo che ho scoperto ieri chiamarsi cavo ethernet e che “se si può è sempre meglio usare questi per navigare, rispetto ai cavetti usb”, provando anche a spiegare, a me che sono una profana in materia, la differenza tra i due tipi di cavi.

C’è da dire che è stato davvero molto gentile, spero tuttavia non si ripresenti la necessità di doverlo incontrare un’altra volta.
E’ che allo stato attuale sette giorni senza internet mi sono sembrati… forse un po’ tanti. No, mi correggo: allo stato attuale sette giorni senza internet sono stati esageratamente e indiscutibilmente troppi.

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Informazione di servizio

Maggio 24th, 2008 by simona
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Sono quattro giorni che non riesco a collegarmi ad internet da casa mia. Non so se riuscite a comprendere la gravità della cosa. Unica eccezione a questo esilio internettiano è l’utilizzo in questo momento della Vodafone internet key che mi ha appena prestato mia sorella.

Quelli del 187 dicono dovrebbe dipendere da un problema di ricezione dati dalla centrale, probabilmente dovuto ai forti temporali che si sono abbattuti in zona negli ultimi giorni. E se prima non ero per niente meteoropatica, ora lo sono a tutti gli effetti. Inoltre dicono che la segnalazione è stata inviata all’Ufficio Tecnico, che l’assistenza tecnica è in corso, che infatti dal terminale si vede che l’Ufficio Tecnico è già stato avvertito, che tempo 48 ore e l’Ufficio Tecnico provvederà a ripristinare la normale connessione. Quest’ultima cosa in particolare me la stanno ripetendo da martedì scorso.

Quando sento parlare di Ufficio Tecnico ho l’impressione di rivivere situazioni già vissute in passato e, visti i precedenti, temo che la faccenda possa andare per le lunghe.

Io mi sa che stavolta passo veramente ad un altro operatore, però.

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