Praticante in attesa di giudizio

Il praticante in attesa di giudizio lo si riconosce subito.
Con quell’aria stralunata e trasognata non può che essere lui: il praticante in attesa di giudizio.

Il praticante in attesa di giudizio ha sostenuto l’esame oramai da un po’ di tempo. In realtà sono trascorsi solo quasi tre mesi, ma a lui sembrano un’eternità.
Ed ora è in attesa del giudizio.

Il praticante in attesa di giudizio non potete non notarlo. Se vedete un praticante trascinarsi con indolenza tra studio legale e tribunale, state pur sicuri che si tratta proprio di lui: del praticante in attesa di giudizio.

Oggi in tribunale ne potevate avvistare uno chiamare l’ascensore per salire al terzo piano, torre b, e recarsi in procura a fare richiesta di un 335 c.p.p.. Se avete provato a seguirlo, poi, l’avrete certamente visto al primo piano, nei pressi della cancelleria civile, chiedere copia di un verbale, così come, una mezz’ora dopo, lo avrete visto in fila alle esecuzioni immobiliari e successivamente alla volontaria giurisdizione. Scese le scale e arrivati al piano terra, quello dall’ufficiale giudiziario intento a compilare cartoline e buste verdi era sempre lui, il praticante in attesa di giudizio. Usciti dal tribunale, era lui anche quello che si stava incamminando, sotto una pioggia che sembrava quasi neve, verso la conservatoria, dove sarebbe stato in coda per quasi un’ora.

E se in tutto questo, ogni tanto vi è sembrato che volesse accennare ad un qualche segno di irrequietezza, non stupitevi: si stava solamente interrogando su quale beneficio si possa trarre da questa fase di praticantato post-esame.
Una domanda che ultimamente si pone sempre più di frequente.

Al praticante in attesa di giudizio piace stare con i suoi simili.
Ed è per questo che in tribunale lo si nota confabulare in piccoli branchi da tre/quattro esemplari. Tendete l’orecchio ai loro discorsi e sentirete espressioni quali “cambio dominus” o “mollo tutto”.

Se ne avete la possibilità, quando è in studio, osservatelo attentamente.
Lo troverete, assorto e concentrato, a guardare verso il muro.
Ma non è perché sta vagliando quali capitoli inserire in una prova per testi.
E non è nemmeno perché sta fissando un quadro raffigurante una natura morta.
Provate educatamente a confidarvi con lui e, se riuscirete a trasmettergli un minimo di fiducia, vi rivelerà che sta semplicemente escogitando un ipotetico piano di evasione.

Se vi rimane del tempo utile e siete ancora incuriositi da questa figura forense, accompagnatelo fino a casa.
Qui darà prova di come si possa diventare di colpo una persona assente e taciturna.
Infatti, il praticante in attesa di giudizio evita di affliggersi con chi non è del mestiere, stante l’elevata probabilità di generare noia tra chi gli sta intorno.
Di converso, il praticante in attesa di giudizio, accumula quotidianamente una serie innumerevole di pensieri, uno più contraddittorio dell’altro.
Pensieri che sta provando a riordinare.

Bisogna avere pazienza con il praticante in attesa di giudizio, che ultimamente è stato di umore piuttosto volubile.
Che è stato facilmente irritabile.
E a tratti anche scostante.

Probabilmente il praticante in attesa di giudizio è soltanto un po’ stanco.
Ma non stanco di aspettare il giudizio.

E’ semplicemente stanco di fare il praticante.

E ogni tanto lo sfiora l’idea di dare concreta attuazione al suo ipotetico piano di evasione.

2 Comments

  1. diamine, mi ritrovo talmente tanto ma talmente che te lo giuro, mi sta venendo da piangere, e una lacrimina scende. così cruda dovevi essere ??:)

  2. Eh sì, purtroppo questa è la cruda realtà… mi spiace di essere stata così spietata 😉
    Ricordo che l’anno scorso quando ho scritto questo post, poi mi sono sentita subito meglio. Quando si dice “usare la scrittura come valvola di sfogo”…

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  1. In un venerdì pomeriggio di inizio estate | Che ore sono? - [...] o quel concorso. A volte ci si sente frustrati e insoddisfatti, altre rassegnati, si alternano periodi di totale disinteresse…

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