Praticanti settembrini

Oggi ne ho visto un altro. Aveva un’aria angelica e pura, quell’aria che può avere soltanto una persona completamente vergine della vita forense. Sto parlando del praticante fresco di studi e di studio… del neolaureato con la bocca ancora sporca di capciok del distributore dell’università… di colui che è capace di recitarti a memoria tutta la disciplina sulla trattazione della causa ma ancora non ha ben chiaro che cosa significa chiedere i termini del 183. Dall’inizio del mese di settembre se ne vedono spuntare come funghi e non passa giorno senza il quale non incroci una faccia nuova.
Quello di stamattina camminava, passo passo con quello che presumibilmente credo dovesse essere il suo dominus, lungo la via che porta al Tribunale. Essendo in ritardo ho accelerato il mio di passo e nel sorpassarli non ho potuto fare a meno di ascoltare la discussione intavolata dall’avvocato. Argomento di conversazione erano “le udienze” e la problematica “ce ne potrebbero essere persino tre o quattro in una sola mattinata” lasciando intendere l’eventualità che queste udienze avrebbe dovuto farle fare a qualcun altro, nella specie ad un praticante.
Ho guardato con la coda dell’occhio il suo interlocutore, che ancor prima di emettere un “ah sìììììììì” e poi un “oooohhh… certo”, aveva anzitutto un’espressione molto, ma molto timorosa sul da farsi… espressione che poteva quasi suscitare un misto di tenerezza e compassione.
Evidentemente non ha ancora assistito ad un’udienza, di conseguenza non può avere la più pallida idea di cosa sia una sostituzione a livello prettamente pratico. Ma il ragazzo si farà. In fondo siamo stati tutti un po’ praticanti settembrini, me compresa.

2 Comments

  1. sì, ma tu eri e resti sempre la più bella…un bacio…

  2. Che tempi quelli. Ricordo che avevo quasi rispetto per i cancellieri. Ero ingenuo davvero.

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