Prima Udienza

Sottotitolo: quando una donna in corriera dà inizio alla sua raccolta punti…

Prima o poi arriva per tutti il momento della prima udienza in solitaria. Quando un dominus si convince che il praticante, che da qualche tempo vede gironzolare nel proprio studio con fare timoroso, non è questa frana totale che vuole a tutti i costi far sembrare, allora è giunto il tempo di delegarlo ad andare in udienza al suo posto. Anche il praticante più spavaldo e sicuro di sé, e che abbia già assistito ad una miriade di udienze, insieme al suo dominus, in questi casi potrebbe essere preso da un po’ di sconforto che cercherà di nascondere con l’aria importante di uno che indossa una cravatta di un discutibile color ocra gialla, fresco regalo di laurea, inaugurata appositamente per l’occasione.

Io il battesimo della mia prima udienza l’ho fatto dopo qualche mese dall’inizio della pratica forense, in una mattinata di un autunno più che inoltrato. Emozionantissima per l’incarico assegnatomi cinque minuti prima di uscire dallo studio la sera precedente, la notte dormii all’incirca tre ore, fin quando, affacciatami alla finestra, e avvistati nella semioscurità dell’alba alcuni fiocchi di neve venire giù, mi convinsi che forse quel giorno non era il caso di guidare un’auto senza gomme termiche, macinandosi una quarantina di chilometri di strade tortuose e ghiacciate, per giungere in destinazione del Giudice di Pace. Fatto sta che per essere sicura di arrivare in tempo presi la corriera delle 7.15, per arrivare in perfetto orario alle 8.30. Ok, l’udienza era fissata per le 9.30… ma questi son dettagli…
Ed ulteriore dato secondario è il fatto che alla fine riuscii ad assistere all’udienza, ma alle 11 passate. Infatti, una volta capito il meccanismo con cui si stabiliva il proprio turno, che non era né il numero di ruolo di ciascuna causa, né l’ordine di arrivo delle persone lì presenti, piuttosto credo la quantità di gomitate per poter entrare nella stanza del Giudice, alla fine riuscii a trovare un avvocato bendisposto ad una sostituzione, e cioè disponibile a mettere il proprio nominativo nel verbale. Premettendo che l’oggetto della mia causa era un’opposizione ad una multa, andò a finire che la polizia municipale, nel frattempo aveva inaspettatamente richiesto l’archiviazione del procedimento, senza quindi nemmeno presentarsi in udienza. Solo che tutto quello che mi ero preparata da dire solennemente, frasi del seguente tenore “si chiede termine per esaminare la comparsa avversaria” o “si chiede il termine del 320 c.p.c. per ulteriori produzioni e deduzioni istruttorie” purtroppo andò in fumo. Così chiesi timidamente e con poca convinzione una condanna alle spese in via equitativa, che era la cosa più ovvia da fare, solo che all’epoca non ne ero mica così tanto sicura…

Questo è stato il mio maldestro debutto nel mondo delle udienze. Da quel giorno le cose sono un po’ cambiate ed è anche capitato che venissi delegata per delle cose un po’ più difficili, che ne so, ad esempio per delle prove per testi, anche se con risultati altrettanto goffi di quelli del mio esordio. Certo è che, diete a parte, ormai in ventiquattro mesi, essendo quasi arrivata a quota cento, posso dire di aver fatto una certa indigestione di incontri davanti al Giudice. E poi non bisogna dimenticare i relativi adempimenti burocratici. Infatti, alla fine di ogni semestre, occorre depositare presso la segreteria dell’ordine degli avvocati, oltre al libretto di pratica professionale debitamente compilato, anche gli appositi moduli relativi proprio alle udienze a cui si è assistito, ovvero due tabelle, una per il civile e una per il penale, con tante caselline in cui contrassegnare la propria presenza relativa a quel determinato procedimento e in quel determinato giorno. Il tutto allo scopo di consentire un rapido conteggio del numero sufficiente di udienze a cui l’assiduo e diligente praticante deve aver partecipato.
Praticamente quasi una raccolta punti, solo che qua non si vince niente… Anzi no, qualcosa si può vincere: la convalida del semestre… E vi pare poco…

2 Comments

  1. come praticante non hai capito nulla di procedura civile.in caso di opposizione a contravvenzione, non esiste il rinvio per 320 cpc. fa bene il tuo dominus a non lasciarti fare udienze

  2. @dsddd: Sì sì sì, hai pienamente ragione!!! Anzi, come praticante sono consapevole di non aver capito molte altre cose, oltre alla procedura civile. Ma di questo e in generale di quella che ormai può essere solo definita un’esperienza passata, credo di averne ampiamente parlato in questo blog, nel quale peraltro non ho mai decantato eccezionali doti “avvocatizie”, che del resto so di non avere.
    Il mio è stato soltanto un tentativo di fare un po’ di autoironia, da alcuni maggiormente compresa e da altri forse un po’ meno. Tutto qua.

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  1. It’s time to raise the curtain… | Che ore sono? - [...] essere ripetitiva, anche perché ho parlato più volte di questo argomento, come ad esempio qui e qui, ma volevo…

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