Ecco che cosa succede a non riguardarsi dai postumi di una comune febbriciattola.
Che ci si sveglia, dopo una nottata pressoché insonne, con una tosse stizzosa e una gola infiammata… tanto infiammata. E ti viene a mancare completamente la voce.

“Oggi non vengo… fascicolo da depositare sopra tavolo… iscrizione ruolo scade oggi”, questi gli unici versi che stamattina sono riuscita ad articolare stentatamente al telefono.

Dopodiché sono caduta in un sonno profondo per risvegliarmi verso mezzogiorno.

Una lunga dormita fatta di tanti sogni.
Solo che il sogno era sempre lo stesso.
Un sogno brevissimo che si è ripetuto ad oltranza per non so quante volte.
Il che, se si fosse trattato di un bel sogno, l’avrei anche gradito.
Ma, visto che non era gran un bel sogno, è stato un bene che lo squillare del telefonino mi abbia svegliato.

Ho sognato di un uomo e del suo ripetere bruscamente “però questo precetto lo vogliamo finire, o no!?!”. E di me pronta a dare una risposta acidula e pungente al punto giusto, ma con le parole che non uscivano. Mi sforzavo, ma non riuscivo ad emettere alcun suono. Proprio perché non avevo più un filo di voce, appunto.

Poi, aperti gli occhi, la prima cosa che ho visto è stata la bottiglia di sciroppo sul comodino.
Forse tutto questo è semplicemente l’effetto di un leggero sovradosaggio di Lisomucil. Sì, voglio pensare che sia dovuto soltanto a quello.