Lasciare, per una notte intera, la propria macchina parcheggiata alla stazione.
Tornare, il giorno dopo, a riprendere la suddetta macchina.
Andare ad aprire la portiera e constatare che, invece, questa si è appena chiusa.
Pensare “che sbadata che sono… ieri sera, nella fretta e per non perdere il treno, l’avevo lasciata aperta… certo che a volte sono proprio distratta…”.
Entrare e sedersi al posto di guida.
Notare che il volante è stranamente più lontano del solito, e che pure i piedi non arrivano ai pedali come invece dovrebbe essere.
Fare una veloce supposizione.
Provare due secondi di panico.
Facciamo tre/quattro secondi.
Spostare fulmineamente lo sguardo a sinistra e vedere lievi segni di effrazione sullo sportello.
Spostare lo sguardo a destra e controllare se manca qualcosa.
Prendere atto che ovviamente non è stato preso niente (d’altronde a chi mai potrebbe interessare una sciarpa color melanzana, una vecchia copia di Elle ingiallita dal sole, un ombrello rotto, un manuale di procedura civile della Simone e un marchingegno che nel 1993 poteva anche essere considerato una signora autoradio mentre ora è un aggeggio che solo in casi eccezionali si ricorda la sua vera identità?).

Ecco che cosa si intende per “atti idonei diretti in modo non equivoco a commettere un delitto”.

Quando si dice fare pratica sul campo…