Per una carriera forense di sicuro successo non sempre è sufficiente essere dotati di una notevole genialità giuridica.
Spesso, infatti, a prescindere da preparazione universitaria e continui aggiornamenti, si reputa fondamentale possedere una capacità molto particolare.

La capacità di indossare la toga.

Una toga che c’è ma che non si vede.

Una toga che è spesso accompagnata da una Louis Vuitton d’ordinanza, un Moncler o un trench simil-Burberry, a seconda della stagione, un occhiale da sole avvolgente e da un tac tac tac frenetico proveniente da delle scarpe tacco otto.

Scarpe tacco otto dalle quali si ergono le c.d. donne con le toghe.

A differenza di alcune loro colleghe, le donne con le toghe non sono per niente disperate, poiché quello di diventare avvocato è stato da sempre il loro sogno di bambine, infatti alcune sembra che ci siano proprio nate con la toga. Pertanto, le donne con le toghe sono molto contente e soprattutto convinte di fare l’avvocato. O di fare la praticante avvocato, in quanto per essere una donna con la toga non occorre necessariamente aver conseguito l’abilitazione. Anzi, solitamente sono proprio le principianti che, entusiaste per il nuovo ed inesplorato habitat forense, fanno maggiormente sfoggio delle toga che, come ho già detto, c’è ma non si vede.

Perfettamente calate nelle loro toghe e sfacciatamente disinvolte, queste avvocatesse raramente si lasciano intimorire e, al contrario, tirando fuori le loro unghie affilate fresche di french manicure unitamente ad uno sbattito di ciglia, riescono sempre a cavarsela sgomitando e facendosi agilmente largo in mezzo a tutta la concorrenza avvocatizia.
In alternativa alla carriera forense, infatti, avrebbero tranquillamente potuto intraprendere quella di pierraggio, attività nella quale sarebbero risultate altrettanto abili, essendo, le donne con le toghe, dotate di capacità relazionali e persuasive equiparabili solo a quelle di alcune commesse dei negozi del centro.

Senza lasciar trapelare la minima incertezza, le donne togate non si arrovellano mai su cosa dire e, beate loro, hanno sempre la risposta giusta al momento giusto, nella vita forense come in quella privata.
Anzi, a dirla tutta, è soprattutto fuori dal tribunale che ostentano quella toga, che in realtà non indossano, ed è proprio questo che fa di loro delle vere donne con le toghe.

Anche le donne con le toghe, però, qualche difettuccio ce l’hanno.
Nonostante la toga, infatti, a volte potrebbe umanamente capitare pure a loro di sbagliare. Che so, potrebbero distrattamente far scuocere la pasta o accidentalmente mettere in lavatrice bianchi e colorati insieme.
Ebbene in questi casi, anche se con ogni evidenza risulteranno essere dalla parte del torto marcio, difficilmente riconosceranno il loro errore e, a seconda della loro indole da civilista o da penalista, si difenderanno con una dettagliatissima memoria di replica oppure arringheranno senza tregua per ore ed ore.
E in ogni caso spetterebbe comunque a loro l’ultima parola.

Occorre molta pratica e molta buona volontà per diventare una donna con la toga. Ma a volte pratica e buona volontà non bastano, perché la toga deve calzare a pennello, altrimenti con tutta probabilità si può apparire un po’ troppo impacciate e molto poco credibili.
Ad esempio devo confessare che qualche volta provo ad indossarla pure io la toga.
E a fasi alterne la toga me la sento o troppo stretta o esageratamente larga, come se avessi addosso una XXXL, quando invece avrei bisogno di una S, o al massimo di una M.
Eppure bisogna dire che di tempo per cercare la taglia giusta ne ho avuto, eccome.
Ma niente… e con una “lievissima” nota di pessimismo che poco si addice ad una vera donna con la toga, in questo momento posso solo pensare che dovrà ancora passarne di tempo prima che riesca a trovare una taglia adatta a me…