Io detesto il carnevale.
Ma proprio tanto tanto.

Credo che tutto si possa far risalire ad un vestito da Cappuccetto Rosso.
Nel senso che, una volta raggiunta l’età da vestito di carnevale, mi chiesero quale maschera volessi e io, ponderando bene la scelta, optai per quella da Fatina “perché così ho la bacchetta e posso fare tante magie!”.
Solo che, essendo terminata la mia taglia, dovettero ripiegare su un altro vestito, e non avevo la bacchetta magica, ma un cappuccio sotto al quale la temperatura oscillava tra i trentanove e i quarantotto gradi centigradi.

L’anno successivo mi misero a lanciare caramelle ai passanti su uno di quei carri allegorici con i pupazzi in cartapesta: il Carro della Frutta, dove agghindata con un’armatura di gommapiuma rossa e una calzamaglia verde avrei dovuto essere La Fragola.
Ah… prima mi ero dimenticata di dire che oltre al carnevale, detesto anche le carnevalate paesane.

A questo seguirono svariate feste di classe in svariati martedì grasso con un vestito da La Spagnola, negli anni in cui se non ti vestivi da La Stella della Senna o da L’Incantevole Creamy eri davvero out. Il vantaggio di essere la secondogenita sta proprio nel libero arbitrio che ti viene concesso nella scelta di una maschera.

Quindi, ribadisco che io detesto il carnevale. Ma non tanto il carnevale in sé. Io detesto tutta questa storia della maschera che per quanto ti sforzi e provi a puntare i piedi perché vuoi proprio quella, la fatica è comunque inutile, tanto alla fine te ne danno un’altra… e sembra che non ci si possa fare niente.

Del carnevale, però, c’è una cosa che mi piace.
Una sola, e si chiama castagnole ripiene di crema pasticcera.

Con le castagnole ripiene di crema pasticcera scopri che una bocciatura a Privato il giorno di carnevale, può avere tutto un altro sapore.
“Mi dispiace signorina, ma non posso mandarla dal professore. Sì, ha risposto a tutto, ma mi è caduta sulla successione necessaria. E non posso mandarla dal professore se non mi conosce bene la successione necessaria.”
Io pensavo che l’assistente scherzasse, ma era evidente che con la successione necessaria non si può scherzare, nemmeno il giorno di carnevale.
Allora, per festeggiare la bocciatura comprai in quel panificio a due passi dalla Facoltà un vassoio di castagnole ripiene di crema pasticcera e dimenticai tutto.
A parte il fatto che per l’appello successivo dovevo studiarmela meglio, la successione necessaria.

Oggi, essendo martedì grasso, qualcuno in studio, mentre tirava fuori un fascicolo dalla sua valigetta, ha colto la palla al balzo per fare qualche bello scherzo di carnevale.
Allora, per spirito di cortesia, sono stata al gioco, e così dopo tanto tempo ho detto quello che pensavo.

E mano a mano che umilmente e con tono di voce sommesso esponevo educatamente tutte le mie ragioni, una per una, mi sentivo sempre meglio. E avevo iniziato pure a rivalutare questa storia del carnevale.

Ma ad un certo punto, anche una praticante avvocato pacata e tranquilla può perdere il proprio fair play.

Stasera, uscita da studio, mentre ero in macchina, arrivata alla rotatoria tra Via Roma e Viale Trieste, sono ritornata indietro, ho fatto una piccola deviazione di tre chilometri, e ho imboccato una viuzza che porta ad un laboratorio dove le castagnole ripiene di crema pasticcera sono… come dire… eccezionali.

E ho fatto un acquisto.
Sette etti e mezzo di castagnole ripiene di crema pasticcera.
C’avrei da dimenticare due o tre cose.
Vediamo un po’ se funziona pure stavolta.