Il ritorno

Un quadro astratto raffigurante una natura morta, il portamatite, il blocco per gli appunti, il codice di procedura civile, il fascicolo Allegri / Comp. Gaia Ass.ni: ecco cosa mi si presenta davanti questa mattina, come tutte le mattine.Ho ricominciato l’altro ieri dopo un mese di ferie, se così si può chiamare un periodo di tempo trascorso a contemplare il cielo sperando che si rischiarasse, e già sono stanca, soprattutto di guardare fuori dalla finestra: oggi c’è un sole che a Ferragosto me lo sognavo. Diciamo che stamattina sarebbe stato bello andare al mare…e invece eccomi qui.Qualcuno dall’altra parte dello studio sta discutendo se per notificare un atto di precetto, dopo che era già stato notificato al de cuius, debba essere nuovamente portato a conoscenza degli eredi insieme alla sentenza che lo aveva condannato, o se sia sufficiente rendere loro noto unicamente il precetto senza il relativo titolo esecutivo. Probabilmente “quel qualcuno” non si ricorda che poco più di un mese fa era stata fatta sull’argomento una ricerca accurata che purtroppo non aveva portato a nessun esito e che, proprio per questo motivo era stato chiesto se, per fugare ogni dubbio e qualsiasi perdita di tempo, si poteva andare a sentire in cancelleria…richiesta rimasta del tutto inevasa, visto che oggi se ne riparla.

Sento dei passi lungo il corridoio.

Faccio appena in tempo a ridurre ad icona il documento “memopratica”, che mi ritrovo l’ “uomo con la valigetta” alle spalle, che mi fa: “Ci sarebbe una ricerca da fare…il 477 del codice di procedura civile. Non so se hai presente. Ti potresti accertare se la sentenza deve essere rinotificata agli eredi?” Non riesco a fare altro che emettere un titubante “Ok” con il sorriso tipico di chi è da poco tornato dalle vacanze ed è pronto a rituffarsi nel lavoro che più gli piace: ririfare ricerche.Ometto di dire che l’argomento era già stato ampiamente trattato con esiti infruttuosi e apro il codice mostrandomi interessata alla questione. Vado inutilmente davanti alla libreria e riprendo il manuale delle esecuzioni da dove l’avevo riposto un mese prima, lo apro e arrivo alla parte che avevo sottolineato. Non appena sento chiudere la porta e l’avvocato scendere le scale, mi lascio cadere sulla sedia meditando: “Magari glielo potevo anche dire che il lavoro era già stato svolto. E se poi si fosse offeso per questa precisazione? Come al solito mi faccio i problemi anche per gli altri. Va be’ …oggi pomeriggio mentirò spudoratamente dicendo di essere stata tutta la mattinata a setacciare l’intera banca dati, ma di non essere arrivata ad alcuna soluzione.”

Il pomeriggio si rivela alquanto assonnato.

L’ “uomo con la valigetta” è fuori da un cliente. Cristina, la ragazza diventata avvocato da un anno e sua collaboratrice, è impegnata nella stesura di un atto urgente e si è chiusa nella sua stanza dopo averci comunicato di non doverle passare alcuna telefonata. Alessia, la segretaria che è in questo studio da più di quindici anni, è nella stanza dell’archivio che cerca affannosamente di mettere a posto pile di fascicoli negli appositi raccoglitori. Il Niglio praticante
Io gioco con la matita mentre, guardando il quadro astratto raffigurante una natura morta, ripenso a questi dodici mesi di pratica forense…

1 Comment

  1. …diciamo che ti conosco “abbastanza” bene…ma come al solito nonostante 8 anni di vita passati insieme sono ancora l’ultimo a sapere certe cose…tipo che la donna della mia vita è una penna doc con un’ironia veramente chic…tesoro, sei il massimo! Lo sai…;-)

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