In un venerdì pomeriggio di inizio estate

Avrei dovuto assumere un atteggiamento maturo e responsabile, lo so.
Dicevo che sarei stata pronta anche ad una bocciatura, ma a quanto pare no, non ero pronta.
Che poi mi ero immaginata di vedere i risultati direttamente pubblicati on-line, così qualunque sarebbe stato l’esito sarei stata in ogni caso da sola, in camera mia. E l’avrei preferito.
Ma venerdì pomeriggio mi trovavo per caso nelle vicinanze della corte d’appello, i risultati tardavano ad uscire, e io davvero non ho resistito. Ho avuto la malaugurata idea di entrare, capitando nel momento esatto in cui le liste degli ammessi all’orale venivano appese in bacheca.
Il mio nome non c’era. Ho guardato bene, ho scorso tutti i cognomi con la mia iniziale, ho controllato meglio l’intero elenco, ma niente, non era tra quelli.

Ora, voi provate per un attimo ad immaginare quale può essere la reazione di un praticante moderatamente emotivo che attende questi risultati dalla metà di dicembre.

C’era chi piangeva di gioia, chi si abbracciava, chi esultava, chi ripeteva stupefatto “non ci posso credere… non ci posso credere… non ci posso credere”, chi telefonava al mondo intero.

Io ho telefonato ad una mia amica per dirle che l’aveva passato.

E inevitabilmente qualche lacrima l’ho versata. L’ho fatto sommessamente e senza dare spettacolo. E’ stato, diciamo, non tanto un pianto stizzoso, quanto un pianto liberatorio, ecco, mettiamola così, un pianto che con ogni probabilità mi sarei fatta anche se l’avessi passato.

Lo so che in fondo è soltanto uno stramaledettissimo esame e che ci sono cose peggiori dell’essere bocciati ad un esame. Però, questo è un esame particolare. Si aspettano i risultati per almeno sei mesi, e sei mesi sono lunghi da passare. In tutto questo tempo si fanno le più svariate supposizioni, programmi del tipo “se passo lo scritto, allora…”, si prova a continuare la pratica forense riducendola in alcuni casi ad una mera attività di volontariato, si abbandonano determinati progetti proprio in vista di un potenziale periodo più o meno lungo da passare sui libri, ci si chiede se anziché studiare per un orale incerto valga invece la pena prepararsi per questo o quel concorso. A volte ci si sente frustrati e insoddisfatti, altre rassegnati, si alternano periodi di totale disinteresse verso l’esame e la professione, ad altri in cui si è speranzosi di aver passato lo scritto. Altre volte si pensa all’atto, alla prova del terzo giorno, a quella comparsa di risposta, che non si sa se sono state fatte delle imprecisioni, chissà.
Poi arriva la metà di aprile. Si dà un’occhiata al calendario. Ci si rende conto che rispetto alla mole di studio il tempo rimasto è poco, e la cosa più conveniente da fare da lì a giugno è obbligarsi a studiare, fiduciosi che nella lista degli ammessi all’orale ci sia anche il proprio nome. E tutti i pensieri che erano stati fatti fino a quel momento vengono messi definitivamente da parte, come fossero cancellati.

E’ proprio la percezione di aver perso inutilmente parecchio tempo la conseguenza spiacevole di quest’esame.
Ed è una sensazione che fa sentire ancora più amareggiati, rispetto alla bocciatura in sé.

Alla fine di tutto, comunque, venerdì pomeriggio, di ritorno a casa, mentre ero sul treno delle 16.28, lo stesso che prendevo ogni lunedì dopo scuola forense, con la testa appoggiata al finestrino e il sole che batteva in fronte, è accaduto un fatto straordinario.
E’ stato lì, in quei pochi istanti, in un venerdì pomeriggio di inizio estate, che mi è venuta in mente una cosa così manifestamente ovvia, che mi domando come non abbia fatto a pensarci prima.
Presumibilmente perché ero troppo impegnata a scegliere quali manuali usare, se dare la preferenza solo alle edizioni Simone, o se scegliere quelli della Giuffrè, magari per ecclesiastico e internazionale privato.
Dopo tanto tempo che non succedeva, ho avvertito la preponderante necessità di evitare di complicarmi le cose, essendo in realtà già così semplici. E ho preso seriamente in considerazione la prospettiva di farla facile.
Quindi per questo giro ho deciso di farla facile.
Credo che questa bocciatura non sia venuta a caso, che forse dovrei considerarla un punto di partenza per iniziare ragionevolmente a valutare l’opportunità di altre strade.
E’ una banalità assoluta, questa, me ne rendo conto. Ma per il momento è un pensiero che mi fa stare meglio.

7 Comments

  1. secondo me, e te lo dico da neofitissimo del tuo blog (complimenti, a proposito), lo ritenti al prossimo giro e spacchi il culo a tutti; con il che, il “tempo perso” sarà sostanzialmente irrilevante.
    m

  2. “Tutto è solo una strada tra tantissime possibili. Devi sempre tenere a mente che una strada è solo una strada; se senti che non dovresti seguirla, non devi restare con essa a nessuna condizione. (…) qualsiasi strada è solo una strada e che non c’è nessun affronto, a se stessi o agli altri, nel lasciarla andare se questo è ciò che il tuo cuore ti dice di fare. Ma il tuo desiderio di insistere sulla strada o di abbandonarla deve essere libero dalla paura o dall’ambizione. (…) Ti avverto. Guarda ogni strada attentamente e deliberatamente. Mettila alla prova tutte le volte che lo ritieni necessario. Quindi poni a te stesso, e a te stesso soltanto, una domanda. (…) Ti dirò che cosa è: Questa strada ha un cuore? Tutte le strade sono uguali; non portano da alcuna parte. Sono strade che passano attraverso la boscaglia o che vanno nella boscaglia. Nella mia vita posso dire di aver percorso strade lunghe, molto lunghe, ma io non sono da nessuna parte.
    Questa strada ha un cuore? Se lo ha la strada è buona. Se non lo ha, non serve a niente. Entrambe le strade non portano da alcuna parte, ma una ha un cuore e l’altra no. Una porta un viaggio lieto; finché la segui sei una sola cosa con essa. L’altra ti farà maledire la tua vita. Una ti rende forte; l’altra ti indebolisce.”

    http://www.carloscastaneda.it/Libri-Castaneda/Citazioni-Gli-insegnamenti-di-don-Juan/3-Strada-con-un-Cuore.htm

  3. @m
    Grazie mille… Pensa che invece in un primo momento avevo messo da parte qualsiasi proposito di ritentarlo, poi riflettendoci un po’ ho pensato che in fondo un’altra possibilità potrei anche concedermela. Anche se non ne sono ancora del tutto convinta.

    @Antaress
    Non so come ringraziarti… Sono parole che ora hanno un significato molto particolare. Ne farò tesoro.

  4. hai tutta l’estate per esserne totalmente convinta, e ad ottobre sentirai già ribollire la voglia di rifarlo e passarlo 🙂 … e poi, con castaneda on your back 🙂 🙂 …
    m

  5. sei la parte migliore della mia vita…vedi tesoro quante persone si sono accorte della tua anima speciale? Ti voglio bene. Grazie x tutto quello che stai facendo x me…lo so….

  6. (che teneroooo il commento di questo Pape^__^)

  7. @Antaress
    Eh sì, puoi dirlo forte! E’ un commento che ogni volta che lo vado a rileggere mi fa sentire meglio. Sono soltanto delle parole, ma per me significano tanto.

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