La mia psicologa si chiama Rosalba, ed è la titolare dell’omonimo centro estetico.
Rosalba sostiene che il suo non è un lavoro, ma una missione, e per portare a termine la sua missione deve sapere tutto delle sue clienti.
Pertanto, dal “Centro Estetico Rosalba” non si esce se prima non hai raccontato tutta la tua vita.

E così Rosalba ti fa accomodare su quel lettino con la termocoperta, mette la musica new-age in sottofondo, accende gli incensi all’oppio, e con la scusa delle tecniche anti-stress vuole solo imbambolarti per carpire le maggiori informazioni possibili.
Però bisogna ammettere che, forte della sua esperienza ventennale, Rosalba ha davvero il potere di farti dire la verità.
A Rosalba non sfugge niente. A Rosalba non la si fa. Guai a dire una bugia a Rosalba.

Ogni tanto a Rosalba piace emettere qualche sentenza.
Di solito lo fa alla fine delle sue sedute, quando crede di aver portato a termine la sua missione.
A volte ci prende in pieno, altre volte un po’ meno.

Ad esempio con me, visto che le ho raccontato poco o niente, ha fatto molta fatica.
E alla fine di un massaggio, regalo di compleanno di mia sorella, utilizzando tutta l’inventiva possibile, ha sentenziato: “Non vorrei dirtelo, ma secondo me tu sei una che si tiene tutto dentro, tu sei come una spugna che assorbe quello che le succede intorno… io sento che tu ti tieni qualcosa dentro, e invece dovresti imparare ad esternarle di più le tue emozioni. Mi capitano molte clienti, sai, come te…”

Poi, siccome Rosalba non è solo una brava estetista, ma anche una persona molto precisa, nonché un’astuta imprenditrice, le sue sentenze comprendono pure la pronuncia sulle spese: “Per questo motivo ti consiglierei un bel ciclo di massaggi drenanti… sì sì una decina di massaggi!”
Che non ho più fatto.

Oggi sono ritornata da Rosalba per una pulizia del viso.
Fatto il dovuto resoconto di queste ultime settimane, Rosalba ha emesso un’altra sentenza, con il seguente dispositivo: “Ricorda che l’esperienza vale più di mille stipendi!”

Ecco, e io credo che Rosalba si diverta molto con me. Perché se da un lato io le parlo poco, allora lei può dare ampio sfogo a tutto il suo istinto creativo inespresso da psicoestetista.
E per tutto il trattamento, a partire dal gommage fino all’idratante, passando per la maschera purificante, è andata avanti con questa tiritera: “Ma da che avvocato stai? Ah sì, ho capito, ho sentito dire che è bravo, no? Anche mia nipote fa pratica. La conosci? La pratica e l’esperienza, ricorda è importante… è importante… è importante… è importante, per esempio quando io ero apprendista… ricorda è importante… a volte ti può sembrare che fare una cosa non serva a niente e invece è importante… ricorda la pratica e l’esperienza…è importante…”

In sostanza, tutte le frasi e i luoghi comuni sul praticantato che mi sento ripetere da due anni concentrati in sessanta minuti.

Un bla bla bla che ha continuato a riecheggiare nelle mie orecchie anche nelle due ore successive quando, ritornata in studio, preparavo il fascicolo d’ufficio da depositare domani.
E anche quando fotocopiavo il verbale di pignoramento mobiliare da allegare ad un’istanza di vendita.
E pure quando, indossato il cappotto pronta ad uscire, aspettavo che l’uomo con la valigetta si liberasse, per avere delucidazioni sull’udienza di domattina.

E in quell’attesa mi sono ricordata di mia nonna, che non è una psicologa e che da un’estetista non c’è mai stata, e di quanto avesse ragione anni fa, quando nel pettinarmi e districarmi quei tre centimetri di capelli che avevo, tentando di ricavarci due misere trecce, mi ripeteva: “Se bella vuoi apparire, un poco devi soffrire!” Già, aveva proprio ragione, mia nonna.