Metti una sera d’estate

Ho preso una bottiglia d’acqua fresca dal frigo e l’ho appoggiata vicino al letto. Domattina sarà già finita. E’ ritornato il caldo. Dopo una settimana di tregua, eccola di nuovo qua quest’afa a cui sto facendo fatica ad abituarmi, e il ventilatore non è che aiuti poi molto.
Lo spengo e sento immediatamente i grilli.
I grilli, cioè, il canto dei grilli, che mi sembra una delle cose più comuni da ascoltare nelle notti d’estate, ma sarà minimo un mese che dormo con la finestra aperta e io mi sono accorta dei grilli soltanto stasera.
Uno dei dirimpettai, invece, se la spassa davanti a Lucignolo. E’ il suo programma preferito del lunedì sera, ormai da svariati lunedì, e ci tiene a farlo sapere a tutti gli abitanti della via.
Ora che ho appena chiuso pure iTunes, il rombare di uno scooter, di un modello non ben identificato, si sente provenire da lungo la statale. Un suono in lontananza, eppure chiaramente percettibile. Fino a sette anni fa abitavo al primo piano di una casa che costeggiava la statale e la mia camera era proprio a ridosso della strada. Giuro che un’estate avevo imparato a distinguere il rumore di un ciao, rispetto a quello di un o di un fifty. In particolare, mi ero specializzata sul rumore di un , se non ricordo male di colore bianco, quasi sicuramente truccato. Quando sentivo quel bianco, mi avvicinavo sempre trepidante alla finestra. Potevano essere anche le tre di notte ma, se per caso ero ancora sveglia, io mi affacciavo comunque. Però il più delle volte, anzi diciamo tutte le volte, rimaneva un semplice affacciarsi, limitato soltanto alla vista di un bianco che proseguiva lungo la statale. E riuscivo solo a provare struggimento, e a quindici anni penso sia più che ammesso, se non doveroso, provare struggimento per un bianco truccato che vedi correre senza sosta lungo la statale.
Nella casa in cui abito ora sento soprattutto i grilli.
I grilli, una televisione accesa su uno di quei programmi che durano giusto il tempo di una stagione e in lontananza il rombo di uno scooter, di un modello non ben identificato, correre lungo la strada, che tuttavia riesco a percepire distintamente.
E va bene lo stesso.
Forse me ne sono accorta un po’ tardi, ma anche quest’anno sembra sia di nuovo estate.

2 Comments

  1. Hai reso a perfezione l’atmosfera che si respira in queste sere d’estate: città deserte,finestre spalacate nella notte per combattere l’afa,panico all’idea di rigirarsi nel letto per l’ennesima notte in bianco…e la mente torna a quando ero piccola e l’estate era magica,passeggiate serali,anguria e quel sapore diverso…sembra un altro mondo,sembriamo persone completamente diverse,perse nelle nostre vite da adulti a metà,precarie ma piene di speranza dopo tutto…leggo i tuoi post e avverto una sorta di disincanto che non credo appartenga al tuo carattere.Il tempo ci trasforma e plasma,gli eventi ci trascinano,è un periodo strano anche per me questa estate,ma forse servirà per crescere…in attesa che accada qualcosa,anche se non si sa bene cosa sia…Un abbraccio forte e scusa per il post un pò sconclusionato,ma oggi gira così:-)

  2. @Kiara
    Sì, forse dai post si può intravedere un certo disincanto. E’ che cerco di non farmi illusioni, di stare con i piedi per terra, però di fondo continuo ad essere fiduciosa, “precaria ma piena di speranza”, e penso che definizione più azzeccata di come ci si può sentire in questo periodo non la potevi trovare. E’ un’estate in cui sto iniziando a vedere le cose da una prospettiva diversa, provando a rimettere ordine tra queste cose e immaginando quale potrebbe essere il risultato finale. Come dire… un periodo un po’ in evoluzione… Non ti devi scusare per il commento, anzi… grazie. Un abbraccio anche a te.

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